A poche settimane dall’inaugurazione dei Giochi invernali di Pechino, il clima di attesa è ben diverso rispetto all’entusiasmo per l’edizione ‘estiva’ del 2008. Tra i cinesi c’è scarso interesse ad assistere agli eventi sportivi. E la stretta vigilanza anti-Covid fa sentire il suo peso. E poi c’è il boicottaggio diplomatico degli Usa, Australia, Nuova Zelanda, Canada e Gran Bretagna

L’inverno pechinese è caratterizzato da temperature sottozero, sporadiche nevicate, un cielo terso, gelidi venti siberiani e un clima secco che causa improvvise scosse statiche venendo a contatto con oggetti o persone. La stagione invernale è quindi l’esatto opposto di quella estiva in cui l’afa umida e asfissiante, le frequenti piogge e i cieli plumbei ne fanno, dal punto di vista metereologico, il periodo più sciagurato dell’anno. Nel 2008, anno in cui Pechino ospitò le Olimpiadi estive, il copione stagionale fu più o meno fedele a quanto appena descritto, ma l’intera città era elettrizzata dall’avvento di una manifestazione che per la capitale e la Cina intera aveva un significato di portata storica. L’eccitazione era palpabile tra la gente e per le strade: tra amici e conoscenti si gareggiava a chi era riuscito ad accaparrarsi più biglietti; la città era adornata ovunque con festoni multicolori e da cerchi olimpici in ogni dimensione immaginabile, e anche prima dell’inaugurazione la nuova zona olimpica era diventata meta di pellegrinaggio per migliaia e migliaia di curiosi e turisti. Nell’aria c’era qualcosa di speciale, fresco e diverso per una metropoli non abituata al glamour della ribalta sportiva più prestigiosa e ambita del pianeta e che si era preparata per l’occasione con una meticolosità e un impegno fenomenali sin dal giorno in cui era stata eletta città ospitante delle Olimpiadi 2008.
A tredici anni di distanza da quell’evento Pechino si appresta ad accogliere e a vivere le Olimpiadi invernali che inizieranno il 4 febbraio – tre giorni dopo l’inaugurazione dell’anno della Tigre – in modo assai diverso. La prima causa…

Foto di Vesa Niskanen


Il reportage da Pechino prosegue su Left del 7-13 gennaio 2022

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