Il gruppo intergovernativo dell’Onu rilancia l’urgenza di un’azione immediata per affrontare le cause del riscaldamento globale. L’Europa meridionale e, in particolare, l’Italia rischiano già seriamente di dover affrontare un’emergenza idrica e siccità prolungata

La crisi climatica non è più una questione in cima alle agende dei governi occidentali, da quando la guerra tra Russia e Ucraina ha impegnato le loro risorse politiche, finanziarie, diplomatiche e militari nella ricerca di una soluzione che scongiuri il rischio concreto di un nuovo conflitto mondiale.
Come se ciò non bastasse, questa guerra spinge i Paesi industrializzati dell’emisfero nord ad una corsa verso le fonti fossili di energia (gas, petrolio e carbone), proprio nel momento in cui l’urgenza imposta dalla crisi climatica avrebbe richiesto la loro sostituzione con fonti rinnovabili. Paradossalmente, l’aumento vertiginoso dei prezzi di gas e petrolio renderebbe ancora più convenienti gli investimenti sulle energie alternative.

In questo contesto drammatico, è stato pubblicato il secondo volume del sesto Rapporto di valutazione del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) delle Nazioni Unite, dal titolo Cambiamento climatico 2022: impatti, adattamento e vulnerabilità.
Si tratta di una parte del Rapporto di valutazione dell’Ipcc che ha visto coinvolti 270 scienziati di 67 Paesi, tra cui la climatologa ucraina Svitlana Krakovska che ha sottolineato come la crisi climatica e la guerra abbiano in comune le fonti fossili.

Le evidenze scientifiche raccolte nel primo volume del Rapporto dell’Ipcc, pubblicato nell’agosto del 2021, avevano fugato ogni dubbio circa l’origine degli eventi climatici estremi a cui assistiamo, rafforzando la consapevolezza dell’urgenza di un’azione immediata per affrontare le cause del cambiamento climatico, ovvero l’aumento delle emissioni dei gas serra in atmosfera generato dalla produzione di energia da fonti fossili, dai consumi energetici in crescita oltre che dai trasporti, dagli allevamenti zootecnici, dall’agricoltura intensiva e dalla deforestazione, che riduce l’assorbimento della CO2.
Oggi, il secondo volume del Rapporto Ipcc fornisce il quadro delle conoscenze disponibili sugli impatti del cambiamento climatico, sui rischi ad esso collegati e sulle possibilità di adattamento negli scenari di sviluppo socioeconomico prevedibili nei prossimi decenni.
Questo secondo volume di oltre 3mila pagine basato sui lavori scientifici pubblicati negli ultimi anni e approvato dai rappresentanti di 195 Stati delle Nazioni Unite, prende in considerazione in primo luogo gli impatti del cambiamento climatico.

Il quadro complessivo che emerge dal rapporto è, a dir poco, preoccupante: già ora circa la metà della popolazione mondiale (da 3,3 a 3,6 miliardi di persone) vive in aree e in contesti ambientali fortemente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.
Alcuni di questi effetti sono considerati irreversibili, come l’innalzamento degli oceani che entro la fine del secolo, al di là di ogni possibile azione di mitigazione, sarà superiore ad un metro e ciò comprometterà la disponibilità di risorse idriche potabili, la coltivazione di suoli agricoli, le attività turistiche e gli…


L’articolo prosegue su Left dell’11-17 marzo 2022 

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