Il regista di “Bosnia Express”, Massimo D’orzi, presenta la sua opera il 14 luglio all’Isola del Cinema di Roma, proseguendo il dialogo avviato a Venezia, nella sede di Emergency, con la psichiatra Marcella Fagioli parlando dello psichiatra Massimo Fagioli e del medico Gino Strada

Sono mesi che il film Bosnia Express sta girando l’Italia e sono mesi durante i quali spesso ci siamo sorpresi per l’interesse e la dialettica che questo film suscita.
Oggi vi vogliamo però raccontare di un invito particolare. Un invito ricevuto da parte di Emergency-Venezia a proiettarlo presso la loro sede nell’Isola della Giudecca.
Forse perché si trattava di andare a Venezia, forse perché era il 19 maggio, forse perché stimolato da discussioni con amici, forse chissà per quale altro motivo ho pensato di condividere questa avventura con un’amica, Marcella Fagioli che per mestiere fa la psichiatra-psicoterapeuta. La responsabile di Emergency della città lagunare, la dottoressa Mara Rumiz, coordinatrice dell’evento, con il contributo all’organizzazione e alla comunicazione da parte di Miriam Viscusi e Francesca Basile si è mostrata subito interessata alle possibili suggestioni derivate dal confronto con una particolare branca della medicina rappresentata dalla psichiatria. Ecco il nostro racconto.

La proiezione/evento concludeva la rassegna “Le donne nella guerra” ideata dalle organizzatrici di Emergency e introdotta con queste frasi: «La guerra, come le malattie, deve essere prevenuta per non doverne curare le conseguenze. L’abolizione della guerra sembra oggi un’utopia che tuttavia abbiamo la responsabilità di trasformare in realtà».
L’occasione di Venezia ha quindi stimolato una riflessione più ampia che ha visto il confronto tra due grandi nomi della Medicina degli ultimi decenni: Gino Strada e Massimo Fagioli.

Nonostante la significativa differenza anagrafica e la differente storia personale e professionale che si è sviluppata lungo la direttrice di differenti campi di ricerca medica, quello che è emerso in occasione di questo evento è stato forse l’elemento comune a questi due personaggi: l’essere medico.
Due medici diversi che hanno lottato tutta la vita per abbattere il dogma della violenza e dell’impossibilità della cura, per smascherare despoti reali e mentali.
Non sappiamo se in vita le strade di Massimo Fagioli e Gino Strada si siano mai incrociate, ma andando a Venezia (per entrambi Venezia è stata una città importante) e riflettendo su quell’incontro, tanti pensieri si sono accavallati nella nostra mente in un momento storico che vede in primo piano l’ennesima carneficina di persone inermi non lontano da noi.
Sorretti dal loro pensiero e dal loro esempio, il 19 maggio pomeriggio abbiamo preso posto sul vaporetto che ci ha condotto alla Giudecca sentendo intimamente che quello era semplicemente il luogo e il giorno giusto dove avremmo dovuto stare. Nell’introduzione al film abbiamo condiviso con il pubblico, insieme alla montatrice Paola Traverso, il percorso umano e professionale che ci…

L’articolo prosegue su Left del 17 giugno 2022 

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