Coloro che oggi agitano lo spauracchio dell’inflazione vogliono evitare che i salari si adeguino all’aumento dei prezzi. Secondo costoro i lavoratori, che più di chiunque altro hanno
pagato per la globalizzazione, dovrebbero ora farsi carico del suo fallimento

Come si studia in ogni corso di economia, il teorema fondamentale dello scambio dimostra che ciascun Paese, come anche ciascuna unità economica, dovrebbe produrre solo le merci per le quali è relativamente più efficiente. Per fare un esempio, anche se un Paese avanzato è più efficiente sia nell’agricoltura sia nell’industria rispetto ad un Paese povero, è bene per entrambi che il primo si dedichi all’industria, lasciando l’agricoltura a quello più povero. Lo stesso principio vale anche per la divisione del lavoro: un artigiano che fosse più bravo sia nel lavorare il legno sia i tessuti, si deve concentrare nella lavorazione dove è particolarmente efficiente, ad esempio del legno, lasciando i tessuti a chi è relativamente meno inefficiente.

Sebbene il principio illustri effettivamente i vantaggi della specializzazione produttiva, è dubbio che il mondo funzioni così. Il rischio, ad esempio, è che l’economia dei Paesi poveri possa rimanere legata a produzioni di minor valore, senza riuscir mai a colmare il divario con quelli più avanzati. Inoltre, minore è la diversificazione produttiva, maggiore è la dipendenza del Paese dai mercati internazionali, con la conseguente perdita di sovranità. Infine l’estrema specializzazione delle mansioni condanna il lavoratore a mansioni…

L’inchiesta prosegue su Left del 15-21 luglio 2022 

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