«Il nostro giornale, la Novaja gazeta, ha sospeso le pubblicazioni. Ma si continua a lavorare per il futuro, preparando ampi fascicoli e inchieste pronte per quando torneremo ad uscire» racconta a Left la reporter russa Zoja Svetova. «La Russia odierna – dice – somiglia molto all’Unione Sovietica»

«Il giornalismo indipendente è un concetto proibito in Russia». Non mostra tentennamenti né reticenze la giornalista russa di Novaja gazeta Zoja Svetova, figlia di dissidenti e prigionieri politici ai tempi dell’Unione Sovietica, nell’affrontare le problematiche nodali che investono la sua professione nell’odierna Russia.

Svetova, c’è ancora qualche minimo spazio per fare informazione in Russia?
Il potere russo ha ucciso definitivamente il giornalismo indipendente nel 2022. La propaganda di Stato è presente nei media ufficiali, in televisione e sulla stampa. Più di cento giornalisti sono stati etichettati come “agenti stranieri”, il che rende praticamente impossibile il loro lavoro in territorio russo. Ogni volta, non solo nelle pubblicazioni ma anche nei social network, i giornalisti riconosciuti come agenti stranieri devono precisare di essere considerati tali. Inoltre, devono occuparsi della contabilità speciale. Se non applicano la legge, rischiano sanzioni che possono arrivare fino alla condanna penale.

Il vostro giornale, la Novaja gazeta, ha dovuto sospendere le pubblicazioni. Che strategie avete messo in campo per continuare la vostra attività?
Il 28 marzo il nostro giornale ha sospeso le pubblicazioni, ma si continua a lavorare per il futuro. Prepariamo ampi fascicoli, inchieste che dovrebbero essere pronte quando la testata riprenderà a uscire. Da parte mia, lavoro a un podcast in cui racconto le storie dei russi che hanno lasciato il Paese, paventando repressioni e arresti: storie di giovani che temevano di essere costretti a partecipare alla cosiddetta «operazione militare speciale», ossia il modo in cui la legge russa ci impone di definire ciò che accade in Ucraina.

Il giornalista e Premio Nobel Dmitry Muratov, direttore di Novaja gazeta, è stato attaccato da uno sconosciuto a bordo di un treno tra Mosca e Samara. Altri giornalisti hanno subito indimidazioni e minacce. È preoccupata?
So bene come in tutto il mondo, e soprattutto nei Paesi autoritari o totalitari, la professione di giornalista sia rischiosa, ma io continuo a lavorare e a dedicare il mio tempo libero a scrivere libri, dove vorrei provare a sviluppare alcuni argomenti che…

L’intervista prosegue su Left del 15-21 luglio 2022 

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