All’Arena del Sole di Bologna, Muta Imago e la regia di Claudia Sorace trasformano il caso Eatherly e l’epistolario con Günther Anders in un potente atto teatrale sulla responsabilità morale della guerra e dell'uso della tecnologia a fini distruttivi

Muta Imago e la regista Claudia Sorace hanno portato in scena all’Arena del sole (Bologna) il 16 e il 17 gennaio, Atomica, uno spettacolo intenso e doloroso, il dramma storico e morale di Claude Eatherly, il pilota dell’aereo meteorologico che diede il via libera allo sgancio della bomba atomica su Hiroshima – un uomo schiacciato dal peso insopportabile della responsabilità morale e rinchiuso in un ospedale psichiatrico, al quale il filosofo tedesco Günther Anders, che vide in lui non un malato terminale, ma l’incarnazione della crisi etica dell’era atomica, indirizzò alcune lettere, dando vita a un epistolario pubblicato nel 1961 (Burning Conscience. The Case of the Hiroshima Pilot) grazie all’interessamento dello stesso Anders e che divenne un testo fondamentale del nascente movimento pacifista negli Usa.

Questo dialogo epistolare, un ponte tra il dramma personale e la riflessione filosofica sulla tecnica e l’obsolescenza dell’uomo di fronte al suo stesso potere distruttivo, è il motore che Muta Imago trasforma in azione scenica.

L’attenzione della regia di Claudia Sorace si concentra in modo quasi ossessivo sulla fisicità e sui movimenti scenici dei due attori, Alessandro Berti (Eatherly) e Gabriele Portoghese (Anders). La rappresentazione della follia di Eatherly è il frutto di un meticoloso studio dei movimenti tipici dei pazienti psichiatrici: i gesti sono “manierati”, ripetitivi e frammentati.

A rendere questa condizione ancora più palpabile e inquietante è la scenografia essenziale e al contempo claustrofobica. Lo spazio scenico non è neutro, ma è esso stesso una proiezione della mente disintegrata del protagonista. L’ambiente ristretto, amplificato da un uso sapiente di luci e ombre, funge da camera di decompressione psichica, dove la fredda, quasi algida, razionalità del filosofo si scontra col disordine fisico ed esistenziale.

La drammaturgia a cura di Alessandro Fazi mette evidenzia la gestione politica del “caso Eatherly” da parte dell’amministrazione statunitense. Il soldato in congedo, l’uomo che ha riconosciuto la propria colpa e che non è riuscito a convivere con l’atto compiuto, si trasforma rapidamente in un personaggio scomodo per le autorità, la prova vivente della natura disumana e criminale della decisione di sganciare la bomba atomica. La scelta di rinchiuderlo in manicomio e di relegare la sua crisi a una dimensione puramente psichiatrica è anche una mossa cinica per delegittimare la sua testimonianza. Definire Eatherly “pazzo” e destinarlo a morire in manicomio rappresenta un espediente per sollevare lo Stato dalla responsabilità di un crimine contro l’umanità, trasformando una colpa collettiva in una semplice patologia individuale. La sua follia diventa, paradossalmente, l’arma politica utilizzata per salvare la coscienza morale della nazione.

Questa riflessione travalica il confine storico del 1945. Atomica costringe lo spettatore a confrontarsi con le conseguenze distruttive di tutte le guerre sulla psiche. Non solo la tragedia dei civili, ma anche quella dei militari, appesantita dal senso di colpa e dalla responsabilità operativa. La guerra moderna, sempre più mediata dalla tecnologia, si sostanzia in un meccanismo di distruzione sistematica che devasta la psiche dell’esecutore quanto il corpo della vittima.

Ed è proprio qui che l’ironia amara dello spettacolo colpisce più forte: nell’era dei droni e della guerra vista come un videogioco ad alta risoluzione, la distanza fisica e tecnologica dall’atto di uccidere dovrebbe teoricamente eliminare la responsabilità morale. Eppure, la follia di Eatherly – la sua incapacità di ignorare il peso della propria azione – ci rammenta che il trauma psichico, lungi dall’essere un errore di sistema, è in realtà un “danno collaterale” non negoziabile e che persino dietro un joystick, l’uomo non è del tutto “obsoleto” alla coscienza.

Con una scenografia essenziale e un uso sapiente delle luci, Muta Imago realizza uno spettacolo potente, un’indagine sulla coscienza e l’etica nell’era del potere assoluto. La precisione registica nel lavorare sui corpi attoriali e la profondità del materiale di partenza rendono Atomica una visione necessaria.