Ora che Stati Uniti e Israele hanno dichiarato un’altra guerra all’Iran, l’attenzione del mondo si è spostata su questa escalation globale. E mentre i titoli dei giornali si concentrano sul confronto regionale, stiamo assistendo a un cambiamento della nostra realtà, che sfrutta questo momento per intensificare metodicamente le aggressioni in tutta la Cisgiordania occupata.
Tutti gli accessi ai villaggi e alle città palestinesi sono stati bloccati. Blocchi di cemento, terrapieni, cancelli e posti di blocco militari hanno isolato le comunità l’una dall’altra. Interi centri abitati sono sotto sequestro. Spostarsi tra villaggi vicini, un tempo questione di minuti, è diventato da difficile a impossibile. Le famiglie sono separate. I lavoratori non possono raggiungere il posto di lavoro. Gli studenti non possono raggiungere le loro scuole. I malati non possono raggiungere gli ospedali.
Sfruttando la distrazione globale di un’altra guerra, gli attacchi dei coloni si stanno intensificando in tutta la Cisgiordania.
Gli abitanti sono intrappolati.
Nella mia comunità, Masafer Yatta, l’occupazione ha bloccato ogni strada e ogni accesso. Ci hanno negato il diritto di muoverci. Non ci è permesso portare rifornimenti alimentari. I coloni israeliani continuano a perpetrare attacchi brutali e collaborano con l’esercito per impedirci persino di evacuare i feriti dopo gli attacchi. Anche le ambulanze non sono autorizzate a passare.
Non si tratta di un caso o di una coincidenza. È un blocco totale. È pulizia etnica.
Tre giorni fa un attacco ha avuto luogo nel villaggio di Sfay, parte di Masafer Yatta. Un palestinese è stato colpito alla mano da un proiettile esploso da un colono. Non c’era modo di trasportarlo in ospedale. L’occupazione aveva bloccato tutte le strade. L’esercito israeliano di occupazione aveva fermato tutti i veicoli. Il tempo è trascorso interminabilmente mentre cercavamo una qualsiasi via di accesso per ricevere cure mediche. Non ce n’era nessuna.
Immaginate di essere feriti, in fin di vita, e di sapere che i soccorsi esistono, sono poco distanti e li senti arrivare ma poi vengono bloccati dagli israeliani e non potrai mai essere curato.
In tutta la Cisgiordania, i coloni, spesso accompagnati da soldati, stanno intensificando i pogrom: incursioni armate nei villaggi, distruzione di proprietà, incendi di campi, aggressioni fisiche e sparatorie. Allo stesso tempo, il blocco militare impedisce ai palestinesi di difendersi, di fuggire e di accedere ai servizi di emergenza. Mentre tutti gli occhi sono puntati sulla guerra con l’Iran, l’espropriazione, l’occupazione e la pulizia etnica in Cisgiordania accelera come non mai.
Le chiusure non solo soffocano la libertà di movimento ma tentano di soffocare la vita stessa. Gli agricoltori non possono raggiungere le loro terre. I pastori non possono uscire con le greggi nei pascoli. I pazienti non possono recarsi agli appuntamenti per cure e ricoveri. Le donne in travaglio devono affrontare viaggi insormontabili rischiando di partorire ai check Point israeliani. Le famiglie razionano le scorte sempre più scarse perché nessun camion può entrare.
Questa è una punizione collettiva su vasta scala.
L’urgenza non può essere sottovalutata. Il blocco di tutti gli accessi in Cisgiordania ha trasformato un arcipelago frammentato di comunità in villaggi completamente isolati, incapaci di soddisfare i propri bisogni. Ogni villaggio è un’isola sotto assedio. Ogni attacco diventa più pericoloso perché l’occupazione ci intrappola. Non c’è via di fuga né salvezza.
Quando il mondo guarda altrove i coloni sfruttano quel momento per intensificare la loro violenza.
Ciò che sta accadendo ora non è separato dalla guerra più ampia. Fa parte di uno schema: i momenti di aggressione vengono usati per intensificare il controllo sul territorio. Mentre le potenze globali si scambiano minacce, i coloni israeliani espandono gli avamposti, le strade vengono bloccate e le comunità palestinesi vengono ulteriormente poste sotto assedio.
Masafer Yatta è solo un esempio. Ma è un esempio lampante. Viviamo in totale isolamento, esposti ad attacchi sempre più frequenti. Privati persino dei diritti più elementari. Come l’accesso all’acqua, la libertà di movimento, il diritto allo studio e alle cure. Ci viene impedito di vivere nella dignità. Mi rivolgo alle istituzioni e realtà internazionali: non dimenticate la Cisgiordania. Stiamo resistendo ad una pulizia etnica senza precedenti.
Questo è un appello urgente!
Mohammad Hesham Huraini
Sono un giornalista e attivista indipendente di 23 anni, originario di Masafer Yatta, sulle colline a sud di Hebron, nella Palestina occupata. Documento e denuncio la vita quotidiana sotto l’occupazione israeliana, dalle violenze dei coloni e dalle incursioni militari alle demolizioni di case e alla continua pulizia etnica della mia comunità.




