Il papa non c'entra. Sono stati i sondaggi

«Sono scioccato da Meloni. Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo.» Donald Trump lo ha detto ieri al Corriere della Sera. Vale la pena rileggere la frase: il presidente degli Stati Uniti, che Meloni auspicava potesse vincere il Nobel per la pace, la chiama codarda. Tre anni e mezzo di devozione riassunti in una riga.

In quarantott’ore Palazzo Chigi ha sospeso il rinnovo automatico del memorandum di difesa con Israele, firmato nel 2003 e in vigore dal 2016, e ha trovato il vocabolario per definire “inaccettabili” le parole di Trump su papa Leone XIV. Solo in ritardo di tre anni e mezzo. A gennaio, davanti al cancelliere tedesco Friedrich Merz, Meloni aveva auspicato il Nobel per la pace al tycoon. Al Board of Peace, il direttorio privato costruito con autocrati vari, ha evitato di aderire solo perché il Quirinale l’ha bloccata per motivi costituzionali; su Gaza nel frattempo taceva.

Il papa non c’entra. Trump aveva attaccato Leone XIV definendolo «debole sulla criminalità e pessimo in politica estera» il 13 aprile: Meloni ha aspettato dieci ore, le bordate di Salvini e delle opposizioni. Le parole sul pontefice non sono la causa di nulla: Trump ne ha dette di peggiori nell’ultimo anno, con Meloni sostanzialmente allineata. Sono stati i sondaggi. FdI cala al 27,9%, la fiducia nell’azione del governo è scesa dal 49 al 37% dall’insediamento, la batosta referendaria ha aperto uno scenario di parità con il campo largo.

Tre anni e mezzo per capire che il vassallo non è un alleato. Ci voleva una batosta elettorale. E intanto Trump è “scioccato”. C’è da capirlo: per lui l’unico pregio dei servi è proprio la fedeltà. 

Buon mercoledì.

Foto Gov

Giulio Cavalli
Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.