È noto come il patrimonio culturale iraniano sia amplissimo e rappresenti una componente irrinunciabile e preziosa della storia umana. Esso comprende ben 29 siti appartenenti alla lista del World heritage centre, collocandosi tra i primi 10 Stati per numero di siti protetti. Nella lista compaiono architetture e insediamenti storici straordinari ma anche giardini, contesti naturali e testimonianze archeologiche di assoluto rilievo. Non è facile né immediato volgere il pensiero e l’attenzione alle condizioni attuali di questo immenso patrimonio mentre la guerra e i bombardamenti che insistono sull’Iran, o meglio nell’intero Vicino Oriente, mettono a rischio migliaia di vite umane. In ambito scientifico e umanitario è ormai condiviso che le componenti culturali e storiche siano inscindibili dalla vita e dalla sopravvivenza delle popolazioni, ne rappresentino l’identità, le peculiarità, le feconde contaminazioni, e costituiscano il fondamento per qualsivoglia progettualità futura. Dobbiamo anche ricordarci di quanto è contenuto nella Convenzione Unesco del 1972 relativamente alla tutela del patrimonio: che la salvaguardia e protezione del patrimonio non è solo obbligo degli Stati proprietari bensì responsabilità della comunità mondiale. Le testimonianze della storia, dell’arte, dei paesaggi e dei costumi delle popolazioni non appartengono alle nazioni bensì all’umanità intera, che dunque è chiamata a farsene carico.
Vi proponiamo delle riflessioni su questo tema, sviluppate in forma colloquiale con un esperto ingegnere iraniano, con dottorato in Strutture e restauro dell’architettura acquisito all’Università di Firenze (di cui oggi è professore a contratto), e che ha operato per oltre 25 anni nel campo della salvaguardia di monumenti nel Vicino Oriente ed in centro-Asia. Arash Boostani è stato segretario Icomos (il Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti, consulente tecnico dell’Unesco) per l’Iran per diversi anni ed è tutt’ora membro del Comitato scientifico internazionale dedicato all’analisi strutturale e restauro del patrimonio architettonico.
Ugo Tonietti: Vorrei farti innanzitutto una richiesta preliminare. Qual è la condizione attuale degli iraniani che vivono in Iran? Quale il sentimento prevalente nella popolazione che, immagino, pur detestando il regime, in larga parte si trova a dover convivere con morte e distruzione?
Arash Boostani: Non è facile per me immedesimarmi pienamente nella loro situazione, poiché mi trovo attualmente fuori dal Paese. Per questo motivo esito a parlare a nome di coloro che stanno vivendo direttamente sotto i bombardamenti. Tuttavia, una cosa è certa: nessuno può accettare o considerare normale una condizione del genere. Nessuno vuole vivere sotto la costante minaccia di attacchi aerei e distruzione. All’inizio del conflitto, gli attacchi Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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