Vera, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura, contagiosa: l’unica destra che io conosca». Queste parole di Roberto Vannacci campeggiavano su una vela esposta davanti alla sede di Futuro Nazionale a Firenze per l’inaugurazione del 28 marzo scorso.
Quel che colpiva è che fossero associate al David di Michelangelo, riprodotto a mezza figura. Ha fatto discutere l’uso disinvolto, e a fini politici, di un’immagine celeberrima; ma soprattutto il fatto che la Galleria dell’Accademia non avesse concesso in merito l’autorizzazione prevista dalla legge, e che nessuno l’avesse chiesta. Un po’ meno, in proporzione, la vera notizia: l’arruolamento militante di un’opera diventata una sorta di paradigma della civiltà italiana al netto dei molti usi a sproposito, e talvolta decisamente trash, cui è regolarmente piegata. Negli stessi giorni era protagonista di un’animazione in cui fuggiva dall’Accademia, sfondandone la facciata, per godersi la fiera a Città della Pieve; e poco dopo lo si vedeva turarsi il naso sul retro degli autobus fiorentini per promuovere un’azienda di spurghi. Quindi Vannacci è in nutrita compagnia. Ma un’esibizione così apertamente strumentale ancora non s’era vista. David è diventato un’icona di destra? Esprime l’ideale ariano e/o italico di bellezza? Il generale ha abbozzato un confronto tra sé stesso e David che abbatte Golia, forse ignorando che quella statua esprimeva ideali repubblicani e antisovranisti, e che il suo autore non corrispondeva propriamente al repertorio valoriale promosso dal suo movimento.
Quanto accaduto è punto di arrivo (o di deriva) di un processo che vede un precedente nel vertice tra Renzi e Merkel di qualche anno fa, in cui la conferenza stampa fu tenuta proprio davanti al David, che allora faceva scenografia. E che inizia idealmente nei primi anni Ottanta con l’esposizione, proprio a Firenze, dei Bronzi di Riace: quando un’opera diventa oggetto di attenzione massificata e di consumo turistico, perde gradualmente il suo spessore storico e si trasforma in un marchio di fabbrica, non di rado trivializzato.
Firenze è osservatorio ideale di questi fenomeni: basti rammentare il ricorso alla Venere di Botticelli come testimonial nella campagna di promozione del turismo lanciata dall’ex ministra Santanché. Che proprio a Firenze fu Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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