Il 18 aprile 2026, dal palco dei Patrioti in piazza Duomo a Milano, Matteo Salvini ha annunciato il “permesso di soggiorno a punti”, e il 16 maggio, dopo il caso Modena, ci ha aggiunto la cittadinanza: “Come la patente, per chi delinque via i documenti”. L’idea ha un solo difetto: è incostituzionale.
L’articolo 22 della Costituzione vieta di privare chiunque della cittadinanza per motivi politici, e i costituenti lo scrissero con davanti le leggi razziali del 1938 e la cittadinanza tolta ai fuoriusciti antifascisti. La cittadinanza, ricorda la Cassazione, è uno status permanente, imprescrittibile, indisponibile. Non un punteggio che cala a ogni infrazione.
La revoca esiste già, ma è altra cosa. L’articolo 10-bis della legge 91/1992, inserito dal decreto sicurezza del 2018, la consente solo per chi ha acquisito la cittadinanza, solo dopo condanna definitiva, solo per terrorismo ed eversione. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo vieta la privazione “arbitraria” e le convenzioni Onu vietano di creare un apolide. Il giurista Antonio Marchesi, su Fanpage, lo ha riassunto: una misura che colpisce gli “Al-qualcosa” e risparmia chi viene dal Nord viola il principio di non discriminazione.
E poi c’è il dettaglio che fa cadere tutto: Salim El Koudri, l’uomo di Modena, è nato a Bergamo, cittadino italiano. Lo ha ricordato Antonio Tajani dentro la maggioranza: nessun permesso da revocare. Resta il consenso da incassare su una tragedia mentre un uomo in disagio psichiatrico, dicono gli inquirenti, diventa il pretesto per una legge che la Costituzione respinge da settantotto anni.
Buon martedì.
Foto di Elekes Andor




