Il ministro della Giustizia porta in tribunale l’emittente del proprio alleato di governo. La vicenda che genera la mossa – la grazia a Nicole Minetti, la puntata di Cartabianca, le scuse di Ranucci e il silenzio di Berlinguer – è già nota. Quello che vale capire è altro: perché il bersaglio è Mediaset e non Sigfrido Ranucci.
Ranucci si era scusato. Bianca Berlinguer no. Fin qui la cronaca. Solo che Berlinguer non lavora per una televisione qualsiasi: Mediaset è la rete di Piersilvio Berlusconi e Marina Berlusconi, eredi diretti di Silvio Berlusconi, fondatore del partito alleato che siede nel governo. Colpire Mediaset significa mandare un messaggio alla famiglia che controlla Forza Italia, che ha i voti che tengono in piedi l’esecutivo. Secondo Il Fatto Quotidiano, gli uffici del ministero hanno trattato con alti dirigenti di Mediaset, a loro volta in contatto con Piersilvio, nelle ore prima dell’annuncio. La causa era preceduta da una trattativa. Il messaggio era già scritto: le scuse si chiedono, e se non arrivano si va in tribunale.
Lo scontro tra Meloni e i Berlusconi covava da tempo. Il caso Minetti ha incrinato qualcosa: Mediaset aveva ospitato Ranucci, Meloni aveva parlato di «spettacolo indegno», FdI aveva ricevuto indicazione di disertare le trasmissioni del Biscione. Nordio ha premuto sul nervo che c’era già.
La sede civile, dove basta il danno all’immagine, è scelta con cura. Il risarcimento andrà in beneficenza: il gesto è sobrio, il messaggio no. Dentro la coalizione, le scuse non sono un atto di cortesia. Sono una dichiarazione di fedeltà.
Buon giovedì.




