Mentre migliaia di cittadini albanesi scendono in piazza per difendere uno degli ultimi ecosistemi costieri del Mediterraneo ancora intatti, il primo ministro albanese Edi Rama sembra incapace di placare una protesta che va oltre la difesa dell’ecosistema e che investe il tentativo di una predazione vergognosa.
Da giorni in Albania le città sono attraversate da manifestazioni contro il progetto turistico miliardario promosso da Affinity Partners, la società di Jared Kushner e Ivanka Trump, che punta a realizzare resort di lusso tra l’isola di Sazan e l’area protetta di Vjosa-Narta.
Si tratta di un investimento da oltre un miliardo di euro che promette turismo esclusivo, ville e migliaia di posti letto, ma che rischia di compromettere un patrimonio naturale unico, habitat di fenicotteri, pellicani ricci, tartarughe marine e della rarissima foca monaca del Mediterraneo.
Jared Kushner, che è amico di Netanyahu oltre ad essere il genero di Trump, ha portato in Albania anche capitali israeliani e gli sono serviti per indurre a declassare aree protette, e per far modificare leggi che favoriscono progetti immobiliari, incurante e sprezzante del conflitto con la tutela dell’ambiente e con gli interessi del popolo albanese.
Non sorprende che la Procura speciale anticorruzione e antimafia albanese abbia deciso di aprire un’indagine sulle modifiche legislative e amministrative che avrebbero spianato la strada all’operazione immobiliare ma si ha il vago sospetto che finiranno in una bolla di sapone.
Gli ambientalisti denunciano recinzioni, filo spinato e l’impossibilità di accedere liberamente a spiagge che per generazioni sono state patrimonio collettivo, ma ancora più gravi sono le accuse relative alle aggressioni subite da attivisti e residenti da parte di personale di sicurezza privato mentre la polizia albanese, che in ogni latitudine è sempre il braccio armato e repressivo dei governi, sarebbe rimasta passiva.
Se una volta gli standard democratici dell’Unione europea erano molto alti in termini di difesa del dissenso, ma anche nella lotta alla corruzione e alla mafia, ora sono affievoliti in tutti i Paesi europei e l’Albania sta dimostrando di non essere da meno, con questi parametri potrebbe fare ingresso nella Ue sin da ora.
Oggi la “rivoluzione dei fenicotteri”, come è stata ribattezzata da alcuni media, ha puntato i fari non soltanto sulla devastazione ambientale ma anche sulla distruzione capitalistica che mira alla crescita a ogni costo, alla privatizzazione degli spazi comuni e alla centralità degli investitori.
Gli albanesi stanno dimostrando di non avere alcuna intenzione di svendere la propria identità e il proprio patrimonio naturalistico a chi non è in grado di coglierne il valore profondo e lo considera semplicemente un’altra opportunità di profitto.
Torna alla mente l’ormai celebre episodio in cui Edi Rama si inginocchiò davanti a Giorgia Meloni durante un incontro ufficiale, una scena patetica che fece il giro del mondo e che apparve a molti più come un gesto di spettacolarizzazione personale che come un comportamento consono a due capi di governo.
Rama continua a definirsi socialista, ma il socialismo dovrebbe avere al centro la tutela dei beni comuni, la partecipazione democratica e la difesa degli interessi collettivi, mentre qui si assiste a una corsa all’attrazione dei capitali che sembra ignorare ogni altra considerazione.
Un vero socialista non considera la natura come merce, il territorio una risorsa da monetizzare e i cittadini un ostacolo da aggirare.
Il problema vero è che Rama è socialista proprio come Meloni è democratica.
In foto, il premier albanese Edi Rama con l’omologa italiana Giorgia Meloni




