Il piano quinquennale del Wfp per l'Isola disinnesca il ricatto alimentare degli Stati Uniti

Nel silenzio dei media occidentali, il Consiglio esecutivo del World food programme (Wfp) dell’Onu ha approvato a Roma a fine giugno un piano quinquennale di aiuti strategici da 116,4 milioni di dollari per Cuba (2026-2030), superando il boicottaggio diplomatico degli Stati Uniti con 29 voti favorevoli e solo 2 contrari. Questa deliberazione rappresenta un punto di svolta per la sicurezza alimentare di oltre due milioni di cubani, stremati dall’inasprimento del blocco energetico e commerciale applicato dai decreti unilaterali di Washington a inizio anno, e costituisce anche un potente segnale di resistenza delle organizzazioni internazionali plurali contro l’unilateralismo coercitivo. Dinanzi all’estremo tentativo statunitense di sfinire l’Isola e bloccare completamente i flussi di approvvigionamento assistenziale, la comunità internazionale ha riaffermato che i diritti alla vita e all’alimentazione non possono essere subordinati a disumane strategie politiche.

Dal punto di vista giuridico, questa decisione traccia una linea di speranza nel complesso panorama del diritto internazionale pubblico. Le misure restrittive unilaterali imposte dagli Stati Uniti configurano una palese violazione del principio di non ingerenza negli affari interni degli Stati, riconosciuto dal diritto internazionale, dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione Onu 2625 del 1970. Inoltre, l’ostruzionismo economico sistematico verso i beni di primissima necessità, come il cibo e il carburante necessario al funzionamento delle reti elettriche e degli ospedali civili, confligge con le norme imperative del diritto consuetudinario relative ai diritti umani fondamentali. In passato, la Corte internazionale di giustizia si è espressa sul tema delle ingerenze, come nella celebre sentenza del 1986 sul caso Nicaragua contro Stati Uniti. In quell’occasione, gli Usa furono condannati per aver violato la sovranità del Nicaragua, aver contravvenuto al divieto di ingerenza e usato la forza armata tramite il finanziamento dei ribelli Contras e il minamento dei porti. La sentenza imponeva l’interruzione della condotta illegittima e il pagamento di un risarcimento. Nonostante

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