La Germania si trova in una situazione economica, sociale e politica molto tesa. L’economia e in particolare l’industria versano in una crisi profonda. Il modello tedesco è giunto al termine perché la sua base materiale, cioè una industria forte e orientata all’esportazione, è diventata fragile. Il settore automobilistico, cuore dell’industria tedesca, illustra la gravità della crisi. La necessaria trasformazione sociale-ecologica è bloccata. Manca una politica industriale attiva e coerente.
Si cerca invece una via d’uscita nella produzione di armi, ignorando che non potrebbe in alcun modo compensare i posti di lavoro persi negli altri settori. Inoltre, si ignora che una tale produzione non è sostenibile e non genera un valore aggiunto per la società. Tutt’altro. Con la crisi dell’industria anche il sistema tedesco di relazioni industriali, caratterizzato dall’obiettivo di risolvere i conflitti in modo socialmente pacifico, è messo in discussione. Emblematico il caso Volkswagen coll’annuncio della chiusura di fabbriche e di licenziamenti di massa. Ig Metall, il sindacato metallurgico, ha già annunciato una ferma resistenza.
La “grande coalizione” tra democratici cristiani e socialdemocratici perde considerevolmente di consenso. Merz è il cancelliere più impopolare di tutti i tempi. Il cosiddetto “pacchetto di riforme” del governo è di fatto un brutale attacco allo Stato sociale. Ciò è particolarmente evidente nei settori delle pensioni e della sanità. I sindacati hanno annunciato battaglia, ma finora vi sono state poche azioni concrete. Nel frattempo però si sta preparando assieme a organizzazioni della società civile una grande manifestazione per la fine di settembre. È molto probabile un autunno caldo.
Alla luce di questo sviluppo- e non sorprende - che l’estrema destra, il partito AfD, sia, secondo i sondaggi, il primo partito e data per vincente alle elezioni regionali di settembre nell’Est (Sachsen-Anhalt e Mecklenburg-Vorpommern). La situazione a Berlino, dove si vota a settembre, è ben diversa. Die Linke è attualmente in testa ed è molto probabile una coalizione tra Sinistra, Verdi e Socialdemocratici. A livello nazionale il centro politico rappresentato dai partiti Cdu/Csu, Spd Verdi e Liberali perde enormemente. Il declino della Spd è particolarmente drammatico: il partito si attesta adesso al 12% alla pari con la Linke che sta guadagnando terreno.
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