Alzano l'accisa a gennaio e a ottobre regalano un pieno

La propaganda di governo che sembra reggere su tutto si schianta sul tabellone di un distributore, perché quel numero è l’unico che non si riesce a riscrivere in un video. Ieri la benzina self stava a 2,105 euro e il gasolio a 2,214, e giovedì scade lo sconto di 17 centesimi che il governo ha già rinviato quattro volte in tre settimane. Al suo posto si studia un bonus una tantum da 100 euro per dipendenti e partite Iva, che ai prezzi di ieri fanno quarantasette litri: un pieno, e neanche pieno.

Il conto lo ha fatto Nomisma Energia, che su una famiglia tipo calcola 361,80 euro in più in un anno di pieni: cento euro ne coprono un quarto scarso, una volta sola, e solo a chi ha un datore di lavoro o una partita Iva. Da lì in poi si incartano, perché qui la comunicazione conta zero e contano i soldi. Per questo è servito un vertice di maggioranza per decidere chi ci sta dentro, con la Lega che vuole tassare gli extraprofitti e Forza Italia che pretende prima l’accordo delle aziende che dovrebbero pagarli. Le proroghe dal 19 marzo al 10 settembre sono già costate 2 miliardi e 74,5 milioni secondo i servizi studi di Camera e Senato. Ben due miliardi per arrivare a giovedì.

Dal 1° gennaio, del resto, lo stesso governo ha alzato l’accisa sul gasolio di 4 centesimi al litro, maggior gettito 587,2 milioni nel solo 2026. Alzano l’accisa a gennaio e a ottobre regalano un pieno. E giovedì, quando il gasolio si riprende i suoi diciassette centesimi, arriverà l’ennesimo video promettendo di essere vicini ai cittadini, ci sarà ancora la sfilata di ministri contriti che dichiarano solidarietà. E intanto muti, quasi servi, sulla guerra che sta infiammando il Medio Oriente e che sta producendo tutto questo.

Buon lunedì.