Lisa Noja, consigliera regionale lombarda e promotrice di Live For All, racconta come la maggioranza abbia bocciato il diritto a comprare un biglietto come tutti, a scegliere il proprio posto, a non essere relegati in un'area separata: emendamenti a costo zero che il centrodestra ha affossato uno per uno

Un’iniziativa dal basso chiamata Live For All ha lanciato due anni fa una campagna per il diritto universale alla cultura, con l’obiettivo di ottenere in Italia una legge sull’accessibilità degli eventi dal vivo, spesso preclusi a più livelli alle persone disabilizzate. Dopo aver lanciato un Manifesto cui avevano aderito anche molti operatori culturali e associazioni per i diritti delle persone con disabilità, i promotori di Live For All hanno proposto una serie di emendamenti per modificare una proposta di legge pendente alla Camera dei deputati riguardante proprio l’accessibilità dei live, ma del tutto inadeguata a risolvere i problemi denunciati da anni dal pubblico con disabilità. Tutti gli emendamenti sono stati bocciati dal voto delle destre. La proposta è insabbiata da mesi in Parlamento.

Così questa settimana Live For All ha tenuto una conferenza stampa negli spazi di BASE a Milano per annunciare la creazione della propria associazione, invitando gli oltre 33 mila sottoscrittori del relativo Manifesto a riprendere insieme il percorso che può portare finalmente a una legge. Ne abbiamo parlato con Lisa Noja, consigliera regionale in Lombardia, ex deputata e giurista, tra i promotori della campagna.

Sembra incredibile che una proposta simile sia stata respinta.

Sono stati respinti tutti i nostri emendamenti, senza alcuna spiegazione. Avevamo ad esempio indicato la necessità di sistemi di acquisto e prevendita trasparenti per i biglietti degli eventi. Non è passato e non si capisce perché.

Spesso una persona con disabilità deve rinunciare perché rimane senza biglietto, non essendo indicato come possa ottenerlo, dovendo prenotare in modo diverso e assistere all’evento in una zona diversa, delimitata.

Abbiamo chiesto infatti che vendita e prevendita avvengano nelle stesse date e con gli stessi strumenti usati per le persone senza disabilità: a volte la prevendita dei biglietti per le persone con disabilità precede quella generale, ma non viene chiarito quando inizierà, ci si può ritrovare quindi senza biglietto a causa del “tutto esaurito” senza nemmeno aver potuto provare ad acquistare. Quegli emendamenti sono stati bocciati ed è inspiegabile, perché sarebbero a costo zero».

La proposta non è approdata in aula.

Sono passati sei mesi dalla fine dell’esame in Commissione. Essendo stata deputata so che quando si vuole farla arrivare in aula ci si riesce. Poi occorrerebbe il passaggio in Senato, senza contare la possibilità di modifiche, che richiederebbero una terza lettura. Ormai mi sembra altamente probabile che il testo non sarà mai approvato entro la fine dell’attuale legislatura.

Interessi economici in ballo?

I maggiori promoter di eventi non hanno – seppur sollecitati – mostrato reale attenzione al tema. Ad esempio a Milano c’è l’Arena di Santa Giulia: durante le Olimpiadi e Paralimpiadi è stata gestita dalla Fondazione Milano Cortina, il sistema di prenotazione era uguale per tutti e funzionava, dato che l’Arena ha spazi accessibili strutturati e predefiniti. Poi la gestione dei live è passata a Friends and Partners: con loro il sistema di prenotazione uguale per tutti non c’è più e le persone con disabilità hanno dovuto ricominciare a contattare singolarmente l’organizzazione via email. In questi casi spesso non si sa nemmeno a quale indirizzo email rivolgersi. “Faremo tutto il possibile” è stata la sola risposta che alla fine ho ottenuto. L’arena è predisposta, ma il sistema di prenotazione non lo mostra agli utenti.

Eppure basterebbe un piccolo cambiamento nella piattaforma utilizzata.

Su siti come Ticketone quei posti si possono individuare perfettamente tramite una pianta della sede, ma non li si può cliccare, scegliere. Significa che manca la volontà. Così come si va su Marte, possiamo riuscirci, no?

E all’estero?

All’estero i sistemi di prenotazione funzionano. Qui manca la volontà da parte dei grandi player del settore e dunque deve intervenire la politica, dettando norme cogenti e chiare. Se i diritti alle persone con disabilità rimangono in mano alla volontà dei singoli possono esserci soltanto delle gentili concessioni.

Anche la nostra Costituzione parla di cultura e di partecipazione come un diritto dei cittadini e delle cittadine tutte.

E ci sono delle sentenze della Corte Costituzionale che hanno affermato l’accessibilità come diritto fondamentale in sé e come prerequisito per esercitare tutti gli altri diritti. Perché se io non posso accedere – a un treno, a uno stadio – il diritto inerente quel luogo non posso esercitarlo. Infatti ci sono state persone con disabilità che hanno fatto causa per questo motivo. L’Arena di Verona ha perso già due cause in proposito. Ma la persona con disabilità non può certo passare la vita intentando cause.

È anche stressante.

E costoso. In quelle due cause sono intervenute l’Associazione Luca Coscioni e il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi. Ma ripeto, la vita non può essere passata litigando nei tribunali per far valere i propri diritti: se ne deve occupare la politica. Non si tratta di investire miliardi, ma di creare delle regole. Ad oggi questa volontà come Live For All non l’abbiamo vista, quindi proveremo con una proposta di iniziativa popolare.

Tra deputati e deputate chi se ne sta interessando?

Gli emendamenti elaborati da Live For All erano stati presentati a prima firma di Roberto Giachetti e Maria Elena Boschi. Anche le altre forze di opposizione, come il Partito Democratico, il M5S e Avs, si sono attivate con i loro deputati, ad esempio Marco Furfaro. Vari emendamenti andavano nella direzione di miglioramento del testo, ma la maggioranza li ha bocciati. È stato approvato solo l’emendamento che chiedeva che i promoter forniscano sempre un indirizzo email, oltre a contatti telefonici, per tener conto anche delle persone sorde, garantendo così uno strumento di prenotazione accessibile anche per loro.

Ad oggi i promoter degli eventi non offrono quasi mai tutte le indicazioni indispensabili alle persone con disabilità che vogliano organizzarsi per partecipare a un evento, ad esempio un concerto. Ho mostrato con un video sul mio profilo Instagram il tentativo di prenotare un concerto all’Arena Santa Giulia. Ho perso un quarto d’ora solo per individuare chi contattare: non per fare la prenotazione, ma soltanto per sapere a chi dovessi scrivere! Ogni promoter ha una procedura diversa e spesso il servizio clienti non risponde, oppure arriva una risposta automatica che dice che i posti sono esauriti.

Le persone disabilizzate devono organizzarsi trasporti e assistenza anche solo per andare a un concerto. Comuni e regioni possono fare qualcosa?

Ad esempio, nei bandi regionali che stanzino risorse per la riqualificazione di palazzetti dello sport o di teatri e altri spazi culturali andrebbe inserita l’accessibilità come requisito di ammissione del progetto presentato per concorrere all’assegnazione dei fondi.

Quanto ai Comuni, potrebbero, ad esempio, inserire indicazioni chiare e requisiti cogenti per garantire l’accessibilità nell’ambito delle linee guida e dei piani della sicurezza condivisi con i promoter in relazione ai grandi eventi, così come già avviene con loro per quanto riguarda la gestione del traffico, i parcheggi, gli orari di chiusura degli eventi. E prevedere un confronto con le associazioni di persone con disabilità, che possono spiegare quali esigenze e istanze portare in tale trattativa. Si tratta di istanze di cittadini tanto quanto quelle di coloro che vivono vicino allo stadio e hanno diritto a non andare a dormire troppo tardi. Come associazione Live For All possiamo essere un riferimento portando competenze e informazioni, in modo strutturato, senza spontaneismo e insieme alle tante associazioni aderenti.