Alle 10.20 di mercoledì la linea ad Alta velocità tra Milano Rogoredo e Piacenza è andata in tilt per un guasto alla linea elettrica, con tanto di incendio di sterpaglie sui binari. Tanto per non farsi mancare nulla. Sette treni cancellati, ritardi a cascata: il Frecciarossa 9311 per Torino ne ha accumulati 280 di minuti, un Italo atteso a Milano alle 10.45 è arrivato cinque ore dopo. Due convogli fermi nel Lodigiano senza aria condizionata, una passeggera soccorsa. Niente anarchici stavolta, solo un cavo bruciato e un campo che brucia.
E Matteo Salvini, che di mestiere fa il ministro dei Trasporti, cosa fa? Chiede una relazione a Trenitalia, poi corre a firmare un accordo ferroviario con l’Arabia Saudita. Da tre anni il copione è sempre lo stesso: quando non sono i sabotatori, la colpa è dell’azienda, dei cantieri, del regolamento europeo. Mai sua. Eppure i trasporti dovrebbe farli funzionare lui. Nel 2025 i Frecciarossa hanno totalizzato 676 giorni di ritardo, secondo lo studio di Europa Radicale, e dall’insediamento del governo nell’ottobre 2022 il conto supera i due anni interi.
I treni non trasportano, le opere non si aprono. Il Ponte sullo Stretto, il mausoleo annunciato, è stato bocciato due volte dalla Corte dei Conti, costa 13,5 miliardi, ha già visto slittare 2,8 miliardi e non ha posata un solo mattone sputato. Per i pendolari la soluzione studiata al ministero è tagliare il 15% delle corse: meno treni, così almeno arrivano in orario, si vede.
C’è da chiedersi se non sia uno dei peggiori ministri dei Trasporti della storia. Ma per carità, senza che se la prenda. Mica è colpa sua.
Buon giovedì.
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