Left raggiunge Manuel Minervini, eletto sindaco di Molfetta (Ba) con il doppio dei voti del suo contendente, per una prima conversazione sulla città che verrà. La sua vittoria, che arriva dalle file del partito della Rifondazione comunista, è il risultato di un percorso tutt’altro che scontato: anni di presidio del territorio, un gruppo dirigente coeso, una proposta programmatica chiara. Un modello che dovrebbe interessare anche a livello nazionale.
Qual è la lezione politica che si ricava da questa esperienza elettorale?
L’affluenza al primo turno ha registrato un lieve aumento rispetto al 2022, aumento diventato ancora più significativo al ballottaggio. La nostra proposta ha riattivato entusiasmo e partecipazione, segnalando una sfiducia diffusa verso un “civismo” cinico e trasformista che in questi anni ha malgovernato la città. Ha contribuito a questa rinascita della buona politica anche la presenza di candidature chiare: quella del centrosinistra progressista e quella del centrodestra cittadino. Entrambe, da prospettive differenti, hanno rigenerato una sana dialettica fatta di idee e programmi, lontana anni luce dall’esperienza “civica” di questi anni. Una conferma che partiti radicati, capaci di organizzare la società, sono ancora possibili – e necessari per evitare la liquefazione delle istituzioni, la disintermediazione dei gruppi sociali, le forme demagogiche di leaderismo che cavalcano le ferite sociali anziché curarle.
È pensabile l’amministrazione della città senza un respiro nazionale e internazionale?
Molfetta ha da sempre, come tutto il Meridione d’Italia, una proiezione mediterranea e internazionale. Un tempo questa proiezione era dettata dalla necessità dell’emigrazione, ma anche da una presenza culturale, intellettuale e lavorativa che ha impedito alla città di rinchiudersi nei propri confini territoriali e mentali. Penso a una città che sia finalmente capace non solo di completare dopo anni una grande opera come quella portuale, ma che sappia aprirsi al Paese e al mondo grazie alla propria storia di sacrificio, lavoro ed emigrazione – affinché nessuno a Molfetta possa sentirsi “straniero”, ma ognuno si percepisca cittadino. Perché, per chiunque – residente o di passaggio – «nostra patria sia il mondo intero».
Quali sono i principi che ispireranno la sua azione politica nella prossima amministrazione?
Credo che serviranno competenze e visione, umiltà e ascolto per costruire una squadra, una leadership che non sia soltanto fatta di un sindaco, di una giunta, di una maggioranza consiliare, ma un solido sostegno organizzato in partiti, movimenti, associazioni stabili come punti di ascolto, proposta, selezione delle domande e delle istanze. Se bastassero solo i cosiddetti tecnici o “esperti” avrebbe funzionato la ricetta della fallimentare amministrazione uscente. Invece non è stato così: serve evidentemente un metodo nuovo. Molfetta è una città che attraversa una fase di trasformazione. La diminuzione della popolazione, l’invecchiamento demografico e le difficoltà di alcuni settori tradizionali rappresentano sfide reali. Allo stesso tempo, il territorio possiede risorse economiche, geografiche e sociali che possono costituire le basi di una nuova fase di sviluppo. È ora di riconcepire l’ente comunale non come uno strumento per favorire interessi privati e parziali, né come semplice arbitro degli interessi economici o mero tutore della legalità – prerequisito necessario, ma non sufficiente – bensì come attore di programmazione a vasto raggio della vita sociale, culturale ed economica. Non si tratta di “fare per fare”, ma di “fare bene” per il bene comune.
Quali sono le tre priorità assolute dei primi cento giorni?
Le proposte di pronto intervento per i primi 180 giorni riguardano, nella sfera ambientale, la pulizia delle spiagge, la soluzione del parcheggio del Gavetone e la partecipazione al bando regionale “Mare democratico” per l’accessibilità alla spiaggia della prima cala da parte di anziani e disabili, oltre alla ricognizione e manutenzione del verde pubblico e agli interventi di disinfestazione. In campo sociale rivestono carattere d’urgenza la revisione delle tariffe per i servizi alla persona e l’avvio dell’individuazione del disability manager comunale. In ambito urbanistico, la sospensione del procedimento della vasca di colmata per la verifica di soluzioni alternative, la ricognizione dei danni ambientali e la regolarizzazione degli scarichi in zona Asi. Sul fronte culturale ed economico, pensiamo a un bando partecipato per l’estate con eventi diffusi e alla partecipazione al bando regionale per finanziare il Distretto urbano del commercio, co-progettando con gli attori economici il sistema del commercio urbano a partire dal Black Friday e dal Natale.
Quali progetti della passata amministrazione intende portare avanti e quali invece bloccare o modificare?
La scelta della vasca di colmata operata dalla passata amministrazione va rivista perché rischia di pregiudicare lo sviluppo non solo di un tratto del fronte mare ma dell’intera città. La discontinuità più marcata, però, passerà soprattutto dal metodo di governo: non si può amministrare “contro” il popolo o “a prescindere” da esso. Non è solo una convinzione politica – che la partecipazione sia cosa buona e giusta – ma un metodo per rendere più efficiente l’amministrazione stessa. L’efficienza amministrativa non è frutto di semplice organizzazione: richiede una visione chiara degli obiettivi programmatici, pianificazione pluriennale e un nuovo stile fatto di ascolto, non solo verso i dipendenti comunali ma anche verso la cittadinanza sulle scelte strategiche. Tutto ciò che non si è voluto affrontare con una discussione aperta a monte, l’amministrazione si è ritrovata a valle come problema e opposizione. L’esempio della vasca di colmata è illuminante.




