«500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione.» Lo ha detto Mark Rutte, segretario generale della Nato, a Fox News il 24 giugno. Un numero “enorme”, parola sua, dentro le 4-5mila missioni partite da tutta Europa per Epic Fury, la guerra americana contro l’Iran.
A fine marzo lo stesso governo aveva fatto del suo “no” un monumento. L’Italia negò la base di Sigonella a dei bombardieri statunitensi e la destra esultò: schiena dritta, sovranità, Guido Crosetto ribattezzato “Craxetto”. Roberto Vannacci approvò, “ha fatto bene”. Sara Kelany di Fratelli d’Italia rivendicò che l’Italia sa dire no quando è giusto dirlo.
E invece quel “no” era l’eccezione. I 500 sì erano la regola, e alle Camere nessuno li aveva raccontati.
Oggi il governo ha perso la sua epica. Il ministero della Difesa parla di “messaggio totalmente fallace”, solo voli “tecnici e logistici”. Antonio Tajani liquida tutto come “una tempesta in un bicchiere d’acqua”. E a blindare la versione arriva Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato: dalle basi italiane “non è partito alcun attacco”. La figlia dell’uomo della Sigonella vera, quella del 1985, a spiegarci che stavolta è tutto regolare.
Meloni tace, del resto ci aveva fatto sapere che la politica estera non è “Temptation Island”. L’opposizione chiede che venga a riferire. Giuseppe Conte parla di “favolette del governo e dei suoi trombettieri”; il Pd la mette davanti a un bivio: o ha mentito lei al Parlamento, o mente il capo della Nato.
La schiena dritta di marzo, contata a giugno, fa cinquecento decolli.
Buon giovedì.




