La smettano di prenderci in giro concionando di operazioni tecniche e logistiche e non di operazioni cinetiche

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha candidamente dichiarato che l’Italia ha fornito un supporto fondamentale all’operazione Epic Fury (furia epica per gli amici al bar) con la quale gli Stati Uniti, in partnership criminale con il governo genocida di Israele, ha attaccato l’Iran provocando la morte di migliaia di civili oltre all’ayatollah Ali Khamenei.
L’etichetta è quella dell’attacco preventivo ad un Paese che secondo gli aggressori costituiva una minaccia immanente per la sicurezza dell’area e non solo.
Si tratta, in termini di corretta dottrina internazionalistica, di aggressione: crimine internazionale previsto come tale dall’art. 8 dello Statuto di Roma – sì, proprio Roma – caratterizzato dall’uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato o in ogni altra maniera contraria alla Carta delle Nazioni Unite.
E lo ha fatto fornendo supporto logistico a 500 aerei americani partiti dalle basi italiane e diretti in Iran.
L’art. 5 dello Statuto di Roma ci ricorda che la competenza della Corte Penale Internazionale è limitata ai crimini più gravi, “motivo di allarme per l’intera comunità internazionale” e tra questi è compreso il crimine di aggressione.
Così come quello di genocidio, per il quale a Meloni, Crosetto e Tajani fischiano ancora le orecchie.
Il gabinetto di guerra italiota (la crasi è assolutamente voluta) avrebbe esautorato e umiliato il Parlamento e mentito spudoratamente all’opinione pubblica, se il dato – piuttosto oggettivo e di univoca interpretazione – fornito da Rutte trovasse conferma.
Ma ciò che appare ancora più grave è che sarebbe stata palesemente violata la Costituzione: l’art. 11 secondo il quale «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», sancendo il principio pacifista al massimo livello giuridico, ma anche l’art. 78 che attribuisce al Parlamento la competenza a deliberare lo stato di guerra e conferire i necessari poteri al Governo e l’art. 87 che assegna al presidente della Repubblica la dichiarazione dello stato di guerra deliberato dalle Camere.
500 aerei supportati logisticamente e (almeno) 3 norme costituzionali violate: il totale fa 503.
Il piagnucolio maldestro del “disastro degli esteri” Tajani con il suo omologo iraniano Abbas Araghchi è la toppa che certifica l’esistenza del buco provocato.
La smettano di prenderci in giro concionando di operazioni tecniche e logistiche e non di operazioni cinetiche.
Fornire supporto logistico all’aeronautica di un Paese aggressore significa rendersi complice del crimine da esso perpetrato in danno di uno Stato sovrano.
E ora che il re è oscenamente nudo, i tentativi di coprirne le pudenda con parole ipocrite e tergiversanti è ridicolo.
Ma anche pericoloso: si crea un precedente grave, si svilisce il ruolo del Parlamento e del Presidente della Repubblica negando contemporaneamente di farlo e si turlupina quel popolo o, nel lessico meloniano, quella nazione che ora rischia concrete ritorsioni da parte dell’Iran aggredito.
La furia epica, insomma, rischia di essere tragicamente rivolta anche verso all’Italia.
Non sembri eccessivo evocare quell’alto tradimento che giustificherebbe la messa in stato di accusa di un Presidente della Repubblica ex art. 90 della Costituzione: il presidente del Consiglio Meloni, se fosse confermata una così significativa cooperazione militare con gli Stati Uniti in un crimine di aggressione, avrebbe o no violato il dovere di fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione, mettendo in pericolo la sicurezza dello Stato?
Chi vuole che la Costituzione continui a vivere e a far sentire la sua voce, proprio oggi che si celebrano gli 80 anni dell’Assemblea Costituente, deve farsi questa scomoda ma inevitabile domanda e deve tentare di dare una risposta plausibile.

Andrea Maestri, avvocato cassazionista e attivista per i diritti umani, già deputato della Repubblica e membro della Commissione Giustizia della Camera nella XVII legislatura