Chi apparecchia un processo europeo dovrebbe prima assicurarsi di non finirci lui, sul banco degli imputati. Giorgia Meloni aveva alzato la voce contro Pedro Sánchez: Schengen sospesa con la Spagna, lettera scritta con Mette Frederiksen e firmata da 22 capi di governo, “non arretreremo di un millimetro”. Martedì i ministri dell’Interno dei 27 si sono collegati e hanno prodotto una cosa sola: solidarietà unanime a Madrid, elogio della rapidità spagnola, condoglianze per chi è morto nella traversata. Misure nuove: zero.
E Matteo Piantedosi ha aperto porgendo al governo spagnolo la «sincera solidarietà dell’Italia». I controlli ripristinati, ha spiegato, non sono «in alcun modo una misura rivolta contro la Spagna». È stato lui, del resto, a ricordare che di ripristini simili l’Europa ne ha contati quasi 500: lo strumento straordinario era una pratica d’ufficio. Il ministro spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha giudicato la chiusura «priva di necessità e proporzionalità» e ne ha chiesto la revoca immediata.
Insomma, si convoca l’Europa per una lite e si finisce a portare i fiori.
Lo stesso pomeriggio il Consiglio dei ministri prorogava al 25 agosto i 17 centesimi sul gasolio, risalito a 2,100 euro al litro secondo il Mimit, il massimo dal 29 luglio, mentre la benzina resta a 1,999 e uno sconto non l’ha mai visto. Fuori, 25 città su 27 col bollino rosso. Il caldo, quello, nessuno lo convoca. Non arretra di un millimetro, dice: ieri ha spedito un ministro a fare marcia indietro in videoconferenza, davanti a ventisei colleghi collegati, e il pieno lo paghiamo noi.
Buon mercoledì.




