Dalla salute riproduttiva al lavoro, dai servizi alla pensione. La destra vuole costruire un’Italia in cui le donne hanno diritti pienamente tutelati solo se madri
La Repubblica ha il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». È il secondo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione. Non è un auspicio: è il mandato imperativo su cui si fonda la cittadinanza in Italia. Se guardiamo alle vite delle donne, il progetto è esplicito. Il governo non considera le cittadine come soggetti politici titolari di diritti inalienabili, ma come strumenti di una “patria” che ha fame di figli, preferibilmente bianchi e preferibilmente privi di istruzione, manipolabili e addestrati alla guerra. Siamo di fronte a un neopatriarcato che usa la burocrazia, il silenzio del welfare e la manipolazione del linguaggio. La nuova legge elettorale L'ultimo attacco ai diritti delle donne si è consumato il 14 luglio in Parlamento dove la maggioranza di destra ha tentato di riscrivere le regole del gioco sulla nostra pelle. La proposta di modifica avanzata da Galeazzo Bignami nel contesto del cosiddetto "Stabilicum" propagandata per un fantomatico ritorno al sistema delle preferenze non solo non le reintroduce - visto che per la maggior parte dei seggi rimarrebbero le liste bloccate - ma elimina la parità di genere. In buona sostanza, se fosse passato l’emendamento (bocciato per un voto), sarebbe saltato il vincolo di parità di genere nelle posizioni decisive per l’elezione, con il rischio di avere liste formalmente equilibrate ma capilista quasi tutti uomini. Questa 'idea' non è stata una svista, né un passaggio burocratico: è stato un assalto frontale alla rappresentanza politica dell'elettorato femminile. Perché era pericolosa? Perché puntava a svuotare di sostanza la parità di genere, trasformando le tutele conquistate in carta straccia. Volevano blindare un’élite maschile impermeabile al cambiamento, relegando la parità a una facciata decorativa. È stato un bene che sia stata bocciata: un atto di igiene democratica contro chi considera l'aula un club per soli uomini. Il corpo come campo di battaglia: la salute negata La prima, fondamentale, forma di ostacolo alla libertà femminile risiede nel controllo del corpo. Per chi governa, la contraccezione non è salute riproduttiva, non è autodeterminazione, non è prevenzione. Ai loro occhi, la capacità di una donna di decidere sul proprio corpo - di scegliere se, quando e come diventare madre - assume i tratti di un atto sovversivo, quasi un tradimento dell’ideale nazionalista che vorrebbe la donna confinata nel suo ruolo biologico. Quando, come associazione Vita di donna, interveniamo per garantire un impianto contraccettivo a una donna che non può permetterselo, non stiamo solo fornendo un dispositivo medico. Stiamo restituendo a quella donna il diritto di scelta sul proprio futuro professionale, economico e personale. Impedire o rendere difficoltoso

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