Trasporto pubblico elettrico e capillare, asili nido gratuiti e l’alloggio inteso come diritto umano inalienabile. Dopo sei mesi da sindaco di New York Zohran Mamdani può dimostrare che negli Usa il socialismo democratico non è un’utopia
L'ascesa politica di Zohran Mamdani rappresenta uno dei più grandi terremoti della storia recente di New York e degli Stati Uniti. Trentaquattrenne, nato in Uganda da una famiglia di origine indiana e musulmana, già attivista per il diritto all’abitare e deputato dell’assemblea dello Stato, Mamdani ha conquistato la guida della Grande Mela presentandosi come un fiero esponente del socialismo democratico. La sua vittoria alle elezioni comunali, culminata con il giuramento come 112esimo sindaco della città all’inizio del 2026, ha rotto lo schema tradizionale della politica statunitense in un momento di profonda polarizzazione nazionale e crisi del modello neoliberista urbano.
La sua campagna elettorale non è stata solo un esercizio di retorica progressista o un insieme di slogan accattivanti; è stata un’operazione di contatto capillare con i quartieri più dimenticati, dal Queens al Bronx, accendendo speranze nei ceti meno abbienti, negli immigrati, nei giovani precari e nei sindacati di base dei lavoratori. «Accessibilità» è stata la sua parola d’ordine. Ha saputo catalizzare la rabbia di una classe lavoratrice schiacciata da un costo della vita insostenibile e da un mercato immobiliare predatorio. Di contro, la sua ascesa ha attirato le feroci critiche dell’establishment finanziario di Wall street e dei principali media conservatori, che hanno dipinto la sua agenda come un pericolo esistenziale per la stabilità economica della metropoli.
La narrazione di Mamdani si è strutturata attorno a un nucleo centrale chiarissimo e radicale: la decommercializzazione della vita urbana. Il suo obiettivo dichiarato è rendere New York una città nuovamente accessibile per chi ci vive e lavora, invertendo la rotta rispetto alle politiche decennali ritenute troppo vicine alle grandi aziende immobiliari e al lusso speculativo. Ha riportato in auge una politica universalista, redistributiva, civico-egualitaria che era praticamente scomparsa dalla scena nazionale e internazionale.
Tuttavia, a metà del 2026, il passaggio dalla propaganda alla dura realtà di City Hall ha presentato il conto. Mamdani si trova oggi a dover navigare tra le promesse di un welfare municipale espanso e i limiti strutturali di un bilancio cittadino sotto pressione. Deve confrontarsi quotidianamente con i complessi incastri istituzionali con lo Stato di New York e con una macchina burocratica che non sempre risponde ai tempi della rivoluzione promessa. La sua sfida Questo articolo è riservato agli abbonati
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