L’estremismo dei governi di Israele e Stati Uniti non rappresenta solo un problema interno per le rispettive democrazie ma pone un problema globale. Ne parliamo con Raffaele Crocco direttore dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo
In un Caffé di Trento incontro Raffaele Crocco, direttore dell’Atlante delle guerre (Terra Nuova Edizioni). E il discorso non può che partire dai 22 conflitti armati e 22 aree di crisi che, come documenta la nuova edizione dell’Atlante segnano il presente e gettano ombre sui prossimi anni.
Direttore, conoscere la guerra e le sue conseguenze è il primo passo per evitarla: è questo uno degli obiettivi del nuovo Atlante che sta dalla parte delle vittime?
Al di là delle macro-dinamiche che la alimentano, ogni guerra ha bisogno per legittimarsi del consenso, e che la politica crei narrazioni affinché uomini e donne aderiscano a una proposta tecnicamente folle. In Europa, dove la ricchezza è ancora relativamente distribuita, il consenso passa attraverso miti sofisticati: la patria, l’eroe, il confine, la famiglia da difendere, la religione; mentre altrove, dove la priorità è sopravvivere, il consenso si costruisce privando le persone dei diritti fondamentali: cibo, salute, lavoro. L’informazione dovrebbe servire proprio a questo: smontare queste narrazioni e rendere ogni essere umano, ovunque si trovi, consapevole della manipolazione a cui è sottoposto.
Quali sono le tendenze più importanti che hanno segnato l’ultimo anno nel panorama delle guerre a livello globale?
La macrotendenza davvero pericolosa oggi è la pazzia guerrafondaia. Per molto tempo anche le politiche aggressive delle grandi potenze conservavano una forma di “razionalità”. Oggi alcuni degli attori in campo sembrano agire dentro una dimensione totalmente distruttiva. L’estremismo del governo israeliano non rappresenta solo un pericolo per la democrazia interna del Paese o per il rapporto con il popolo palestinese, ma pone un problema globale. Una parte significativa della sua classe dirigente si percepisce come “popolo eletto” e interpreta il ruolo politico attraverso categorie religiose assolute. Nella narrazione biblica, l’Arca dell’Alleanza guidava gli eserciti del popolo eletto contro i nemici. Oggi, simbolicamente, quell’arca sono le 200 bombe atomiche che Israele possiede illegalmente e illegittimamente e che si sente autorizzato da Dio a usare.
La pazzia di cui parla la vede anche negli Stati Uniti e in Russia?
Negli Stati Uniti, il problema non è Donald Trump, ma la classe dirigente che lo ha prodotto. Trump è l’effetto di un sistema politico e culturale che ha smarrito molti dei propri anticorpi democratici. Anche lì emerge una dimensione quasi sacrale del potere: retoriche messianiche, richiami religiosi continui, l’idea di una missione divina dell’America. Putin resta un leader responsabile di una violazione gravissima del diritto internazionale: l’invasione dell’Ucraina. La suaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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