Nel 1921 il generale Giulio Douhet pubblicò Il dominio dell’aria e spiegò come si vince una guerra dal cielo: colpire città e fabbriche, spezzare il morale di un popolo con bombe esplosive, incendiarie e velenose, le ultime per impedire i soccorsi. Cent’anni dopo, sull’HuffPost, Mattia Feltri riscopre la stessa idea e la battezza “la più formidabile dimostrazione di pacifismo”.
Il genio, per lui, sono i droni ucraini che centrano depositi e raffinerie russe “a migliaia di chilometri di distanza”. La “guerra che non uccide”, dice, perché “non c’è spargimento di sangue”. Francesco Vignarca, della Rete Italiana Pace e Disarmo, ha già fatto notare che è tutto vecchio: i bombardamenti strategici di Douhet, riverniciati da avanguardia.
E il sangue c’è, eccome. Il 28 giugno un drone ucraino ha ucciso un civile a Slavyansk-na-Kubani e uno nel Belgorod; l’8 luglio un morto a Saratov, e a Belgorod un centro commerciale colpito, sei feriti, un bambino. Ma i morti grossi si contano a centinaia di migliaia di soldati, da una parte e dall’altra, e stanno svuotando due Paesi. Nel 2024 l’Ucraina ha contato quasi 500 mila decessi, quasi il triplo delle nascite, e oltre 10 milioni di persone hanno lasciato casa. La Russia ha la natalità più bassa da due secoli e ha secretato i dati nel 2025. Due nazioni che si combattono e nel frattempo hanno smesso di nascere.
Il punto non è Mattia Feltri. Conta l’aria putrida che pur di difendere la guerra chiama pacifismo un bombardamento che dissangua due popoli. Douhet, almeno, non fingeva: le sue bombe le chiamava bombe.
Buon martedì.
In foto, abitazioni civili a Kyev dopo un bombardamento russo
Foto di Eugene Chystiakov su Unsplash




