Basta una foto e la cosiddetta emergenza è burocraticamente finita

Le emergenze italiane durano giusto il sospiro dell’attenzione che le circonda. Poi quando la diretta smonta il collegamento il terremoto risulta finito. Ai Campi Flegrei no. Ieri al tavolo della prefettura di Napoli il Comune di Pozzuoli ha aggiornato la conta che non fa notizia: 4.217 persone fuori casa per ordinanza di sgombero, 157 rientrate in un mese dopo la scossa del 31 luglio, magnitudo 4.7, la più forte da quarant’anni.

Il titolo del decreto dice già tutto, perché la parte flegrea è il Capo II del decreto-legge 144, un testo “per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali”, cioè il sisma dentro la manutenzione burocratica. Il contributo per l’autonoma sistemazione va da 400 a 900 euro al mese secondo quanti sono in famiglia e per il 2026 lo Stato ci mette 1.875.000 euro in tutto, mentre a Pozzuoli un bilocale in affitto sta sui mille ero al mese, sempre che riusciate a trovarlo.

Lo stato di emergenza non c’è. Il ministro Nello Musumeci ripete alla Camera che deve chiederlo la Regione, il Consiglio regionale il 27 agosto ha bocciato quella richiesta e ne ha avanzata un’altra, la legge speciale, e mentre i due si scrivono per interposta agenzia le famiglie entrano nel secondo mese di brandina. Il 24 agosto Giorgia Meloni era ad Amatrice per la corona d’alloro dei dieci anni e alla commemorazione. Si sa, ci si va volentieri perché c’è la foto e soprattutto perché la cosiddetta emergenza è burocraticamente finita, anche se nel cratere del Centro Italia i nuclei ancora assistiti sono 8.759. Le notizie si consumano in fretta, le persone molto meno: il 4 agosto hanno bloccato il porto e sono ancora lì, sul lungomare, dentro le auto.

Buon giovedì.

Foto Nasa