Quasi un quarto dell’umanità non professa alcuna fede o non appartiene ad alcuna religione. E il dato è in crescita. Ma in molti Paesi non credere resta una scelta che può costare persecuzioni, carcere o addirittura la vita

Il 28 aprile 2020 la polizia nigeriana arriva nella casa di Mubarak Bala, a Kaduna, e lo arresta. Bala è un ingegnere, attivista per i diritti umani e allora presidente della Humanist association of Nigeria. È accusato di aver pubblicato alcuni post blasfemi su Facebook. Rimarrà in carcere per oltre quattro anni. Nel 2022 viene condannato a 24 anni di carcere; in appello la pena sarà ridotta a cinque. Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria giudicherà arbitraria la sua incarcerazione. Bala torna libero il 19 agosto 2024, e il 28 aprile dell’anno successivo arriva in Germania grazie a un programma di protezione per attivisti a rischio. La storia di Bala dice qualcosa che le statistiche sulla fede religiosa spesso non misurano. Ci sono parti del mondo in cui dichiararsi atei non è semplicemente rispondere in un modo anziché in un altro a un sondaggio. Può significare esporsi alla legge, alla polizia, alla famiglia, alla comunità, alla violenza. E rende ancora più complicato rispondere a una ulteriore domanda apparentemente semplice: quanti sono gli atei nel mondo?

Un essere umano su quattro

La risposta più corretta è che non lo sappiamo con precisione. Tuttavia è possibile farsi un’idea. La più recente grande analisi della geografia religiosa mondiale realizzata dal Pew Research Center, pubblicata nel 2025 ma riferita al 2020, stima in circa 1,9 miliardi le persone “religiously unaffiliated”, senza affiliazione religiosa: circa il 24% della popolazione mondiale. In 10 anni i “senza religione” sono aumentati del 17% (mentre l’insieme delle persone religiosamente affiliate ha segnato +11%) erano circa 1,6 miliardi nel 2010, cioè il 23% circa della popolazione mondiale. È l’unico grande gruppo, insieme ai musulmani, ad avere aumentato la propria quota sul totale dell’umanità. La domanda successiva è: i “senza religione” sono tutti atei? Non esattamente.

Pew colloca nella categoria dei “nones” chi si definisce ateo, chi si definisce agnostico e chi risponde semplicemente “nessuna religione” o “niente in particolare”. Nelle indagini condotte nel 2023-2024 in 22 Paesi con una presenza abbastanza consistente di non affiliati, quasi ovunque il gruppo maggiore è composto proprio da chi dice di non appartenere ad “alcuna religione in particolare”. Nei Paesi Bassi, per esempio, il 36% degli adulti rientra nella prima categoria, contro il 14% che si definisce ateo e il 3% agnostico. È una delle ragioni per cui manca

Questo articolo è riservato agli abbonati

Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivista
Se sei già abbonato effettua il login

Federico Tulli
Scrivevo già per Avvenimenti ma sono diventato giornalista nel momento in cui è nato Left e da allora non l'ho mai mollato. Ho avuto anche la fortuna di pubblicare articoli e inchieste su altri periodici tra cui "MicroMega", "Critica liberale", "Sette", il settimanale uruguaiano "Brecha" e "Latinoamerica", la rivista di Gianni Minà. Nel web sono stato condirettore di Cronache Laiche e firmo un blog su MicroMega. Ad oggi ho pubblicato tre libri con L'Asino d'oro edizioni: Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro (2010), Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014) e Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos (2015); e uno con Chiarelettere, insieme a Emanuela Provera: Giustizia divina (2018).