Dalla scuola al fine vita, dall’8x1000 ai matrimoni civili, l’Italia mostra una società più secolarizzata delle sue istituzioni. I cittadini tengono a distanza le idee della Chiesa ma la politica continua a difendere vecchi equilibri

Roma, Camera dei deputati, 2 aprile 1985. Il deputato Francesco Rutelli ha 30 anni, siede sui banchi del Partito radicale e trasforma per qualche minuto Montecitorio in una sorta di catasto recitato ad alta voce. Nomi di congregazioni e confraternite sia maschili che femminili associati a istituti religiosi, palazzi, appartamenti, terreni, negozi, magazzini e così via. Un indirizzo dopo l’altro, a centinaia: «Via in Publicolis 23. Via Monterone 14. Via Torre Argentina 69. Via dei Serpenti 15 e 116. Via dei Pettinari 81. Piazza Monte Savello 9. Via Urbana 76. Via delle Sette Chiese 111. Via San Francesco di Sales 16. Via San Francesco a Ripa 63, 64 e 65...».

Il resoconto stenografico ne registra una lunga successione, estratta da una ricognizione assai più vasta fatta di migliaia di indirizzi. Rutelli sta citando il censimento dei beni immobili facenti capo alla Chiesa cattolica presenti nella Capitale. Quando la lista arriva alla Società degli asili d’infanzia di Roma, la presidenza lo interrompe: «Mi dispiace di interrompere questa interessante elencazione […] ma il tempo a sua disposizione è scaduto». Rutelli ottiene ancora qualche istante e conclude parlando della «consistenza gigantesca» di quei beni.

Perché ricordiamo questa scena? Cosa accadeva quel giorno alla Camera? Si stava esaminando il disegno di legge n. 2337, Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi, che il 20 maggio successivo diventerà la legge n. 222 del 1985. È uno dei passaggi decisivi del nuovo sistema economico seguito alla revisione del Concordato del 1929, giacché quella legge riordina i beni ecclesiastici, istituisce il Fondo edifici di culto e, soprattutto, introdurrà dall’anno finanziario 1990 il meccanismo dell’otto per mille. Francesco Rutelli - che otto anni dopo sarà eletto sindaco di Roma e tale rimarrà fino al 2001 - insiste su una parola

Questo articolo è riservato agli abbonati

Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivista
Se sei già abbonato effettua il login

Federico Tulli
Scrivevo già per Avvenimenti ma sono diventato giornalista nel momento in cui è nato Left e da allora non l'ho mai mollato. Ho avuto anche la fortuna di pubblicare articoli e inchieste su altri periodici tra cui "MicroMega", "Critica liberale", "Sette", il settimanale uruguaiano "Brecha" e "Latinoamerica", la rivista di Gianni Minà. Nel web sono stato condirettore di Cronache Laiche e firmo un blog su MicroMega. Ad oggi ho pubblicato tre libri con L'Asino d'oro edizioni: Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro (2010), Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014) e Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos (2015); e uno con Chiarelettere, insieme a Emanuela Provera: Giustizia divina (2018).