"Roberto Vannacci cavallo di Troia dell'influenza russa in Italia"

Mercoledì il quotidiano economico britannico Financial Times ha ripreso un’analisi dell’European Council on Foreign Relations e ha chiamato Roberto Vannacci “cavallo di Troia dell’influenza russa in Italia”, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani metteva in conto interferenze di Mosca sul nostro voto. Che sorpresa, eh?

Per quattro anni il sospetto era stato recapitato a un altro indirizzo, tant’è che il 5 giugno 2022 il Corriere della Sera aveva stampato i putiniani d’Italia con le fototessere in fila come una retata, e Linkiesta sistemava il movimento per la pace sotto il titolo degli utili idioti di Putin. Quintalate di pagine per stabilire che chi chiedeva il cessate il fuoco lavorava per il Cremlino, e nello stesso pentolone ci sono finiti Danilo Dolci, che digiunava a Partinico, e Alex Langer, che nel 1995 disse ai capi di Stato che l’Europa moriva o rinasceva a Sarajevo.

Ci hanno pure rivenduto la Russia come simulacro del comunismo, confondendo la storia con la propaganda. Eppure è tutto sotto i nostri occhi: il 6 marzo 2017, a Mosca, la Lega firmava con Russia Unita un patto quinquennale che si rinnova da solo se nessuno disdice, e nessuno ha disdetto, quindi regge fino al 2027. Adesso Futuro Nazionale sta al 7,5 per cento e il viceministro Edmondo Cirielli si augura di averlo in coalizione.

La quinta colonna aveva la tessera di maggioranza da nove anni, mentre chi la cercava teneva il metro puntato sui digiuni di un maestro siciliano che portava i disoccupati a rifare le strade.

Buon giovedì.