Il dibattito sul woke e sul politicamente corretto nasconde una domanda più grande, quella sull'identità: ma la sinistra, da sempre, rivendica un'identità sola, quella umana e universale

Noi di Left siamo sempre stati un po’ fissati con questa idea di capire cosa voglia dire essere “di sinistra”. Ma riuscire a definire chiaramente cosa sia la sinistra è un lavoro tutt’altro che semplice. Hanno fatto discutere le affermazioni di Alexandria Ocasio Cortez, deputata Usa del partito democratico sul cosiddetto woke che sarebbe ormai superato. In realtà l’intervista è più articolata di come Rampini l’ha sbrigativamente riassunta. Ma in ogni caso questo ha scatenato un dibattito anche in Italia, dove il woke esiste sostanzialmente solo come prescrizione sul linguaggio che dovrebbe diventare inclusivo e politicamente corretto. Prescrizione proposta da alcuni linguisti (come ad esempio Vera Gheno) che peraltro non ha un granché di valore nella misura in cui il linguaggio si evolve in maniera spontanea, non c’è un’autorità che decide come si deve parlare o scrivere. Il dibattito però è importante perché nell’ambito della cultura di sinistra questo tema del linguaggio e del politicamente corretto e intorno alla cosidetta cancel culture (quella pratica, per me completamente insensata, di modificare o aggiustare i testi del passato, letterari e non, al rispetto delle minoranze oppresse) accendono discussioni sempre molto forti. Ma soprattutto, in filigrana si vede che ciò che sta sullo sfondo è il tema dell’identità. E va ringraziata Chiara Valerio per averlo messo in evidenza su Repubblica il 24 agosto scorso. Il discorso è complesso e rimando il lettore all’originale, ma la cosa che mi ha colpito è come Valerio indichi il woke come rivendicazione di identità e dica che la sinistra non è e non può essere fatta da identità che sommate “non fanno comunità”, perché le identità avrebbero questa caratteristica di essere prevaricatrici e violente sugli altri. La soluzione ce la darebbe papa Prevost il quale sostiene che la comunione, il diventare parte di una comunità, non è uniformazione. Ma sarebbe tollerare l’imperfezione che gli altri rappresentano per noi e noi rappresentiamo per gli altri. La proposta sarebbe quindi che la comunità (della sinistra) non sia una somma di identità ma una somma di imperfezioni, ognuno con le sue. La comunità fatta da questo insieme di diverse imperfezioni sarebbe ciò che ci impedirebbe la violenza dell’uno sull’altro e di conseguenza sarebbe ciò che permette la socialità…Sono anni che viene continuamente riproposta questa storia per cui il papa sarebbe colui che la sa lunga, che sa come si vive insieme e quindi lui si che ci può dire come si fa la sinistra… beh anche basta! Perché non è vero! Le parole del papa servono alla Chiesa per portare avanti il suo disegno di potere. Nient’altro. Non servono agli esseri umani per vivere insieme e trovare una socialità tra di loro. Possiamo per favore cercare un altro modo? Fare una ricerca autonoma dal pensiero religioso e cattolico?

Se si dice di essere atei, ossia di ritenere la religione qualcosa di non utile, questo dovrebbe implicare di saper leggere bene le parole del papa per quello che sono, anche se sono apparentemente parole “buone”. Si tratta semplicemente di propaganda religiosa.

Lasciamo un attimo da parte il papa e le sue “comunità di imperfetti” e ritorniamo al discorso dell’identità. Per dire una cosa semplice. Se c’è una cosa che è molto chiara, pur nella inevitabile nebulosità che comporta una ricerca, è che la sinistra è sempre stata una rivendicazione di identità. Ma una identità molto specifica che richiede un aggettivo per essere qualificata esattamente. L’identità umana.

Già perché i lavoratori sfruttati dei movimenti operai del ’900 che hanno fatto la storia della sinistra, rivendicavano prima di tutto di essere esseri umani uguali, tra loro e a tutti gli altri. Il contenuto della sinistra storica, in tutte le sue espressioni politiche dei diversi partiti che sono esistiti e che esistono ancora adesso, è sempre stato quello di rivendicare una umanità delle classi oppresse, pensate invece come non persone, come esseri umani di serie B e quindi da sfruttare. Questo stesso discorso si applica evidentemente al razzismo e alle guerre: l’altro non è in realtà uguale all’oppressore, non è umano e quindi come tale può essere oggetto di qualunque violenza.

La distinzione che fa Conte, e che è stata ripresa da altri, tra rivendicazione sociale e rivendicazione di diritti in realtà non c’è. La rivendicazione è una sola ed è quella di rivendicare una uguaglianza di umanità in tutti. Umanità che possiamo definire identità umana che è universale perché presente in tutti gli esseri umani. Questa identità rivendica bisogni, quindi la necessità di poter vivere dignitosamente, ma rivendica anche (e forse soprattutto) l’esigenza di poter sviluppare una propria identità personale a partire da quella universale identità umana che esiste in tutti sin dalla nascita. E quindi la possibilità di sviluppare una propria ricerca, attraverso il rapporto con gli altri e il rapporto con la realtà, per farne conoscenza e, appunto, identità.

Ora va detta una cosa fondamentale. Questa identità umana di base non è mai un’imperfezione. È l’identità del nuovo nato che cerca il rapporto. L’apparente imperfezione del suo essere al mondo è una realtà provvisoria. L’impotenza del neonato è una carenza che scomparirà non è una mancanza incurabile. Il neonato nasce con una straordinaria capacità di rapporto con l’altro. Se chi lo accudisce esaudisce questo desiderio di rapporto, il neonato potrà trasformare se stesso e crescere. Se invece questo non accade il neonato resterà con quelle carenze che diventeranno “imperfezioni”, come le chiama il papa. La sinistra, soprattutto chi in essa si occupa di cultura e di pensiero, deve liberarsi dall’alienazione religiosa. È il pensiero religioso che non vuole che si sviluppi un’identità umana che sia libera e che possa vedere e distinguere il buono dal cattivo, o come dicono loro il bene dal male. Il frutto della conoscenza non è affatto proibito. La proibizione della conoscenza di ciò che è buono e cattivo è ciò che vorrebbe la Chiesa per poter imporre agli esseri umani di dover sempre chiedere a loro cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ed è un’oppressione sottile perché avviene nella mente, non c’è alcuna costrizione fisica.

La sinistra è liberazione umana, liberazione dall’oppressione che abbiamo nella mente. La sinistra è proposta di trasformazione di sé stessi senza distruzione e senza violenza verso gli altri.

Ma per fare la liberazione umana va capito cosa è l’umano altrimenti si rischia di cascare dalla padella nella brace del pensiero religioso.

Noi su Left lo diciamo da più di vent’anni. Si tratta di essere un pochino più scienziati oltre che filosofi. Non tutti i pensieri sono uguali, non va bene qualsiasi cosa si pensi o si proponga agli altri. Non è censura né cancel culture. La libertà non è assoluta perché alcune azioni hanno delle conseguenze negative per noi e per gli altri. Allo stesso modo alcuni pensieri e logiche di pensiero possono avere delle conseguenze negative su noi e sugli altri. È necessario avere rapporto con la realtà umana così come si ha rapporto con la realtà materiale. Il rapporto con la realtà materiale ha fatto si che si sviluppasse la scienza, con tutto lo sviluppo economico, sociale e politico che essa si è portata appresso. Se oggi abbiamo vaccini che permettono, da più di 100 anni, di non morire di difterite lo dobbiamo al lavoro di medici e scienziati che sono riusciti a fare ricerca e conoscenza della noxa patogena e a trovare una soluzione che è il vaccino.

Se qualunque opinione assume valore di identità allora ecco che poi viene messa in discussione anche la scienza della realtà e poi una bambina di 4 anni muore per una malattia che non esisteva più. Allo stesso modo dobbiamo avere il coraggio di comprendere che è possibile una scienza dell’essere umano intesa come scienza che conosce il pensiero umano. Ed è questa scienza che può fare da fondamenta, da piattaforma di base, per la costruzione di una nuova sinistra che non abbia più dubbi nel comprendere che la domanda di tutti è cercare e scoprire che cosa voglia dire essere se stessi.

Una scienza che dice che l’io, l’identità dell’essere umano, esiste fin dalla nascita e deve svilupparsi.

Foto di Ty Downs su Unsplash