L’enciclica Magnifica Humanitas contiene una significativa rivelazione. Ogni critica mossa dal papa americano all’intelligenza artificiale rispecchia esattamente i danni storici prodotti dal potere clericale

Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, ha pubblicato la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, e il coro degli osannanti è stato unanime nel ritenerla un modello laico da seguire. Ma dopo aver letto i suoi 245 paragrafi si resta interdetti per l’inconsistenza dei percorsi critici e la banalità delle prospettive solutorie. Sarà opportuno precisare che le parole rivolte ai credenti, e dunque di stretta pertinenza fideistica, non rivestono alcun interesse e non saranno oggetto di disamina. Da un punto di vista letterario, l’enciclica di Prevost soffre di una sistematicità concettualmente poco unitaria, caratterizzata da continui richiami ad altre encicliche e da una marcata tendenza alla ripetizione, ed è risaputo che la reiterazione di determinati concetti, anziché rafforzarne la portata, ne mette in evidenza la sostanziale ovvietà, peraltro producendo un effetto di ridondanza che rende la lettura piuttosto noiosa. Leone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Pecci, è ricordato soprattutto per l’enciclica Rerum Novarum, il manifesto politico con il quale pose le basi della Dottrina sociale della Chiesa e offrì criteri di riferimento per l’organizzazione della società, tanto sul piano politico quanto su quello economico. L’influenza di quella enciclica si è estesa ben oltre il suo tempo, contribuendo a orientare intere classi dirigenti nel corso del secolo successivo. Quando Prevost è stato eletto pontefice, scegliendo il nome di Leone XIV, il richiamo a Leone XIII è apparso immediatamente evidente. La scelta del nome papale, infatti, non è mai casuale e rappresenta spesso un’indicazione programmatica dell’orientamento politico che il nuovo papa intende imprimere al proprio pontificato. In questo quadro si colloca l’enciclica Magnifica Humanitas, una indicazione politica che intende porsi in continuità con la Rerum Novarum e che ambisce ad attualizzare la Dottrina sociale della Chiesa al fine di riaffermarne la funzione di orientamento etico e politico per la società contemporanea. Prevost, nella sua enciclica, ha richiamato anche il Concilio Vaticano II che, con la Gaudium et Spes, aveva indicato i criteri per orientare le scelte politiche ed economiche nei rapporti con le istituzioni statali. Naturalmente, ha precisato che la Chiesa non deve sostituirsi alla politica ma deve soltanto orientarla, una puntualizzazione che, nella pratica, purtroppo, non è mai stata netta. Il passaggio più temerario è arrivato quando ha esteso questo ruolo di “orientamento” anche alle altre religioni, quasi ignorando che la saldatura tra potere politico e potere religioso ha già prodotto esempi tutt’altro che rassicuranti, dall’Iran degli ayatollah all’influenza del cristianesimo evangelico sulla politica americana, fino al crescente peso dell’identità religiosa nelle scelte dello Stato israeliano. Prevost

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