«Tutte le vite meritano rispetto», ha detto ieri Mario Roggero ai giudici del Tribunale di sorveglianza di Milano, stando a quanto ha riferito il suo avvocato, e poi ha aggiunto che quel giorno di aprile 2021 a Grinzane Cavour avrebbe potuto essere «meno impulsivo e più riflessivo». Riflessivo, addirittura. Il gioielliere, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori, colpiti quando ormai scappavano, ora chiede di aspettare la grazia fuori dal carcere e per avere la grazia si sfila il costume da eroe che la destra gli aveva cucito addosso.
Solo che a luglio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni domandava al Corriere della Sera chi fosse «in grado di giudicare» la paura di quest’uomo, e se esista un modo per misurare «con l’orologio o con il codice in mano» quando una minaccia è cessata. Gliel’ha spiegato lui, l’uomo di quella paura, con due mesi di cella alle spalle.
Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini prometteva di «allargare ancora di più il sacrosanto diritto alla legittima difesa» e andava a trovarlo in carcere, mentre Roggero, nel video girato prima di costituirsi, consegnava ai suoi «il testimone» per una legge. Ora l’avvocato Stefano Marcolini trova per adesso inappropriato parlare di pentimento ma intanto descrive una revisione critica che «comunque porta lì». E lì, proprio lì, la propaganda lascia sempre i suoi imbonitori, quelli che per mesi hanno sventolato Roggero come un simbolo. In mutande, con l’istruttoria per la grazia che Meloni ha chiesto a Carlo Nordio di mandare avanti e un eroe che si è dimesso da solo.
Buon giovedì.
In apertura, frame dal video della rapina alla gioielleria di Mario Roggero del 28 aprile 2021. Fonte indicata dal repository Wikipedia.de: Il Sole 24 Ore




