Vaccini, metodo scientifico e informazione. La scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo mette a fuoco le responsabilità di politica e media quando fatti e opinioni vengono confusi. Se il complottismo conquista spazio - dice - a indebolirsi sono salute pubblica, istituzioni e democrazia

«La biologia non si piega alle convinzioni personali e i virus non conoscono ideologie». È difficile trovare un’immagine più semplice per descrivere ciò che accade quando la realtà irrompe dentro il rumore della disinformazione. A Palermo è accaduto nel modo più tragico: una bambina è morta di difterite, malattia prevenibile attraverso la vaccinazione, e nei giorni successivi migliaia di persone si sono rivolte ai centri sanitari per vaccinarsi. Una tragedia capace di riportare improvvisamente davanti agli occhi una sofferenza che decenni di prevenzione avevano quasi cancellato dalla memoria collettiva. Ma per Elena Cattaneo sarebbe un errore ridurre tutto a uno scontro fra chi è “pro” e chi è “contro” la scienza. Il problema, dice, viene prima: una cultura scientifica va costruita ogni giorno, nelle scuole, nelle università, nelle istituzioni e nell’informazione. Cattaneo osserva questo terreno da una posizione particolare, allo stesso tempo scientifica e politica. Docente di farmacologia all’Università degli studi di Milano, dirige il Laboratorio di biologia delle cellule staminali e farmacologia delle malattie neurodegenerative ed è nota nel mondo per le sue ricerche sulla corea di Huntington. Accademica dei Lincei, nel 2013 è stata nominata senatrice a vita dal presidente Napolitano. Da allora porta anche dentro il Parlamento un metodo fondato su dati, verifica, dubbio e disponibilità a correggere gli errori. Ed è proprio misurando

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Federico Tulli
Scrivevo già per Avvenimenti ma sono diventato giornalista nel momento in cui è nato Left e da allora non l'ho mai mollato. Ho avuto anche la fortuna di pubblicare articoli e inchieste su altri periodici tra cui "MicroMega", "Critica liberale", "Sette", il settimanale uruguaiano "Brecha" e "Latinoamerica", la rivista di Gianni Minà. Nel web sono stato condirettore di Cronache Laiche e firmo un blog su MicroMega. Ad oggi ho pubblicato tre libri con L'Asino d'oro edizioni: Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro (2010), Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014) e Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos (2015); e uno con Chiarelettere, insieme a Emanuela Provera: Giustizia divina (2018).