Le teorie complottiste trasformano il dubbio in una certezza che si autoalimenta. Comprenderne i meccanismi è il primo passo per ricostruire un rapporto vivo tra conoscenza scientifica, società ed esigenze umane

Solo qualche mese fa, dalle profondità dello spazio, arrivavano immagini destinate a restare nella storia. Durante il sorvolo lunare, gli astronauti della missione Artemis II fotografavano dalla navicella Orion la Terra che tramontava dietro l’orizzonte della Luna. Per la prima volta da oltre mezzo secolo degli esseri umani tornavano nei pressi della Luna, in una missione destinata ad aprire la strada al ritorno sulla sua superficie.

Eppure, insieme allo stupore, si ripeteva un fenomeno ormai diffuso. «Palesemente false». «Le stelle non ci sono perché è tutto girato in uno studio». «Non riescono a tornarci perché sulla Luna non ci sono mai stati». Commenti di questo genere accompagnavano sui social le immagini della missione.

La cosa più interessante non era soltanto la falsità di quelle affermazioni, ma ciò che accadeva quando qualcuno provava a replicare. Spiegare perché le stelle non siano visibili in molte fotografie scattate nello spazio, ricordare le difficoltà tecniche di una missione lunare, mostrare dati e documenti non sembrava ridurre il sospetto. L’assenza delle stelle diventava prova della manipolazione; la difficoltà di tornare sulla Luna dimostrava che non ci eravamo mai stati. Dentro questa logica, anche le spiegazioni potevano essere piegate a confermare il sospetto. La credenza si chiudeva così in un circuito autosufficiente, nel quale l’assenza di prove diventava essa stessa una prova e ogni confutazione una nuova conferma.

Fino a quando questi fenomeni riguardano una fotografia dello spazio possono apparire come eccentriche credenze, residue increspature di ignoranza che il progresso scientifico non è riuscito a debellare. Quando però la stessa logica investe la medicina, e in particolare i vaccini, la posta in gioco diventa la salute delle persone, anche quella dei figli per i quali si è chiamati a decidere. Ciò che

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