Non ho mai avuto dubbi sul fatto che la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid sia stata costituita dall’attuale maggioranza per un’opera di pura propaganda ai danni del governo che ha dovuto gestire quell’emergenza. Eppure, quando sono entrata a farne parte, rivendicavo la necessità di un’indagine seria su quanto accaduto. Una tragedia che ha messo sotto pressione il Servizio sanitario nazionale, che ha costretto istituzioni e scienza a decidere nell’incertezza, meritava un lavoro rigoroso: comprendere gli eventuali errori commessi per costruire strumenti per il futuro.
Troppo spesso, invece, ho assistito alla conferma dei nostri peggiori timori. La Commissione è stata piegata dalla maggioranza verso un processo politico retrospettivo al governo Conte, alle Dogane, alla Protezione civile, alla struttura commissariale, al Comitato tecnico scientifico, all’Istituto superiore di sanità, al Consiglio superiore di sanità e a quanti lavorarono nel pieno di una crisi sanitaria senza precedenti. Tale condotta ha provocato un conflitto di natura istituzionale. A giugno le opposizioni sono state costrette ad abbandonare i lavori dopo aver scoperto che alcuni consulenti della Commissione, tutti indicati da Fdi, erano stati delegati a raccogliere dichiarazioni testimoniali da privati cittadini non nelle sedi parlamentari, ma all’interno di commissariati di polizia. Abbiamo Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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