A Napoli oltre sessanta giovani raccolgono il testimone della famiglia del cooperante morto in Colombia. A Roma un'interrogazione parlamentare

Quando la giurisdizione non esercita le sue funzioni, l’eco di un’ingiustizia si propaga e si diffonde ancora più velocemente se la consapevolezza della gravità dei fatti s’insedia nelle coscienze dei più giovani.
I fatti risalgono al 15 luglio 2020, quando il cooperante napoletano 33enne Mario Paciolla, viene trovato morto nella sua abitazione a San Vincente del Caguàn in Colombia. Il caso viene archiviato nel 2022 dalla Procura Colombiana con la tesi del suicidio. Inizia un lungo travaglio in Italia attraversato dai genitori Anna Motta e Pino Paciolla, dalle sorelle di Mario, Raffaella e Mariapaola, da tutti gli amici, familiari, conoscenti, giornalisti e attivisti per fare luce sulla questione. Il caso viene archiviato dalla Procura Italiana nel mese di giugno 2025, vige la stessa tesi: suicidio.
Ma la verità civile, che attraversa voci, coscienze, iniziative e manifestazioni, a Napoli e in altre città di Italia è un’altra: Mario amava la vita, Mario aveva paura e il 14 luglio aveva prenotato un biglietto per tornare in Italia, Mario non si è ammazzato.
Mario ha semplicemente svolto correttamente il suo lavoro di osservatore ONU degli accordi di pace tra il governo colombiano e le FARC, e in un sistema corrotto, che si avvale del silenzio dell’organizzazione per cui lavorava, è stato messo a tacere definitivamente.
Ora, se questa storia fa rabbrividire chiunque creda di vivere in uno stato di diritto, chiunque abbia mai posto fiducia in organizzazioni come l’ONU, chiunque abbia figli all’estero che svolgono professioni in linea con quella che svolgeva Mario, immaginiamo quanto possa incendiare il cuore di un giovane che si affaccia a questo mondo, con gli ideali e la convinzione di potersi formare per cambiarlo.
Ecco che un’iniziativa, come la Peace School Mario Paciolla, arrivata alla sua seconda edizione, diventa il luogo perfetto per far risuonare nelle coscienze dei giovanissimi la storia di Mario e per restituire consapevolezze sul settore e dignità al mondo della cooperazione
La Scuola è nata da un’iniziativa congiunta tra Il Festival del Cinema dei Diritti Umani e l’Università l’Orientale di Napoli. Un percorso concentrato in quattro giorni, dal 14 al 17 ottobre, presso la sede storica del Maschio Angioino di Napoli, che ha permesso gratuitamente a più di 60 studenti iscritti, di età compresa tra i 19 e i 30 anni di accedere ad una formazione complessa, interfacciandosi con una moltitudine di professionisti del settore.
I promotori della Scuola sono stati Maurizio del Bufalo, fondatore del Festival del Cinema dei Diritti Umani e la docente dell’Orientale Chiara Ghidini e le tavole rotonde hanno visto la partecipazione di esponenti di Amnesty International come Riccardo Noury e Tina Marinari. È intervenuto il Docente della Vanvitelli Gennaro Carotenuto, la politica e attivista Luisa Morgantini, Simona Gola di Emergency, la mediatrice di pace Anna Cervi, il ricercatore esperto di Colombia Simone Ferrari e tanti altri nomi della politica, delle istituzioni e del settore della cooperazione.
“Quando abbiamo letto le motivazioni dei ragazzi sull’intenzione di partecipare alla Scuola di Pace sono uscite moltissime riflessioni e pensieri per Mario” afferma Anna Paciolla e prosegue “Per noi passare il testimone della storia di Mario ai piu giovani è una priorità. Molti diventeranno sensibili rispetto alla storia di Mario e sono sicura che Mario sia entrato nei loro cuori, li trasformerà forse? Non lo so, ma sono certa che Mario lascerà un messaggio molto forte”.
A concludere l’iniziativa c’è stata una richiesta da parte del Collettivo Giustizia per Mario Paciolla al Senatore Marco Lombardo, presente durante l’ultima tavola rotonda della Scuola, di istituire uno speciale regime speciale regime di protezione per gli operatori italiani impegnati all’estero in missioni di pace, cooperazione e tutela dei diritti umani, che riconosca loro, in presenza di minacce o di un fondato timore per la propria incolumità, il diritto di richiedere un rientro immediato e prioritario in Italia, assistito da specifiche garanzie diplomatiche e consolari.
La richiesta è diventata un’interrogazione parlamentare, depositata in data 26 ottobre 2026.
“Ho depositato oggi un’interrogazione parlamentare nei confronti del Governo per dare seguito alla proposta avanzata dal Collettivo Giustizia per Mario Paciolla insieme ai genitori di Mario. Se Mario avesse goduto di questo «corridoio umanitario» sarebbe potuto partire tempestivamente dalla Colombia e probabilmente si sarebbe potuto salvare. Aspetterò la risposta del Governo e continuerò a chiedere insieme ai suoi familiari e insieme alle associazioni, di portare avanti la mia proposta di legge per istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sul suo assassinio che è rimasta bloccata in Parlamento” ha affermato il senatore Lombardo.
In caso di risposta non soddisfacente, il senatore ha comunicato l’intenzione di depositare una proposta di legge entro la fine della legislatura, un impegno per il prossimo parlamento e per la prossima maggioranza.
Intanto la comunità che chiede giustizia e verità per Mario Paciolla in questi 6 anni di silenzio non ha mai smesso di crescere e ha visto le nuove generazioni sempre più coinvolte, anche grazie ad iniziative come la Peace School.
L’orrore del caso Paciolla è la manifestazione lampante di un sistema di corruzione, diffuso e imprevedibile. Un sistema che sa mascherarsi molto bene. Il silenzio delle istituzioni attorno a questa vicenda, l’omertà di un’organizzazione come ONU, l’inadempimento della giurisdizione italiana, rivelano che nessun cittadino è al sicuro. Al contempo, la tenacia e la determinazione con cui la comunità che ruota attorno a questa storia, a partire da Anna Motta e Pino Paciolla, sta portando avanti questa battaglia rivela una speranza concreta, che insieme, dal basso, la società civile, questo sistema possa contrastarlo e smascherarlo.

Per unirsi alla battaglia che chiede verità e giustizia sul caso Mario Paciolla è possibile unirsi alle 85.000 (e più) firme raggiunte qui.

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