Istituti tecnici al servizio delle imprese, programmi delle superiori ristretti all’identità nazionale: così Valditara piccona l’istruzione pubblica. Dopo le indicazioni per la scuola di primo grado, ora tocca ai licei

Non esiste una riforma targata Valditara, ma a colpi di decreti, linee guida e indicazioni nazionali, il ministro sta cambiando la scuola pubblica.

La scuola viene chiamata a rafforzare le competenze considerate immediatamente spendibili nel mondo del lavoro, a rispondere alla domanda del sistema produttivo e a costruire un rapporto sempre più stretto con imprese e territorio.

La filiera tecnologico-professionale 4+2 è uno dei tasselli più significativi da questo punto di vista. La legge 121 del 2024 ha istituito la filiera che collega percorsi quadriennali di istruzione secondaria con l’istruzione e formazione professionale regionale. Parallelamente è nato il liceo del Made in Italy, istituito dalla legge 206 del 2023, che dovrebbe avvicinare la formazione liceale alle conoscenze economiche, giuridiche e produttive legate ai settori produttivi del Made in Italy.

Poi ci sono le modifiche alla valutazione, con un rafforzamento del voto di condotta, il consenso preventivo e informato per le attività extracurricolari legate alla sfera della sessualità e dell’affettività, il divieto dei cellulari, le nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo e quelle per i licei.

I tecnici: quattro anni per arrivare prima al lavoro

La riforma degli istituti tecnici è il punto in cui il rapporto tra scuola e sistema produttivo diventa più esplicito. Il decreto ministeriale 29 del 19 febbraio 2026 prevede l’adeguamento dei curricoli degli istituti tecnici alla domanda di competenze proveniente dal tessuto produttivo, definendo il nuovo assetto ordinamentale, gli indirizzi, i quadri orari e i risultati di apprendimento.

Il progetto è quello di una scuola tecnica

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