L’ammissione passa da una riga di agenzia e vale più di mille smentite. Il 30 gennaio 2026 Rainews, citando il Times of Israel, scrive che l’Idf conferma il bilancio del ministero della Sanità di Gaza: 71.667 gazawi uccisi dal 7 ottobre 2023. Per mesi Israele aveva bollato quelle cifre come gonfiate e utili a Hamas. Oggi le usa come base di lavoro e studia la quota tra civili e miliziani.
Quando il fatto sfonda, la propaganda arretra e si ricompone. Dalla tesi “i numeri sono falsi” si passa al bisturi: contabilità per categorie, morte “diretta” contro morte “indiretta”. L’agenzia AGI, sempre il 29 gennaio, riferisce che un alto funzionario della sicurezza citato dal Times of Israel parla di statistiche “manipolate” perché includerebbero persone con gravi patologie pregresse. AGI riporta pure il dato del ministero di Gaza: almeno 440 morti per malnutrizione e fame. L’agenzia di stampa Nova riporta la risposta: Israele sostiene che a Gaza nessun abitante della Striscia sia morto di fame.
Conviene ricordare la linea usata durante la guerra: cifre definite “esagerate”, respinte per due anni, salvo poi ammettere che in passato le stesse Idf le consideravano affidabili. Restano in circolo anche le certezze comode: prima del cessate il fuoco dell’ottobre 2025 le Idf dichiaravano 22.000 combattenti uccisi e 1.600 uomini armati durante l’attacco in Israele e un rapporto di due o tre civili per ogni “terrorista”, insieme alla formula “scudi umani”. Il totale ora accettato resta lì, pesante, e inchioda chi ha spostato il racconto invece dei fatti: una bugia cade, un’altra prende posto. Settantunmila persone e passa. Con il dubbio che “accettare” quei settantunmila morti significhi che in realtà siano molti di più.
Buon venerdì.




