Gli aumenti della spesa in armamenti comportano grandi vantaggi per le élite che ne controllano il settore e per i governanti contigui a queste élite. Ma per giustificarli va “convinta” l’opinione pubblica. Ecco come si è organizzata la destra in Italia

La nenia sul riarmo, amplificata dalla creazione ad hoc di uno o più nemici esterni e dalla promessa di raggiungere il 5% di spesa sul Pil, può essere considerata la classica strategia capitalistico-militarista, funzionale a innestare un nuovo processo di accumulazione del capitale a favore di una ristretta cerchia di élite.

Il ricorso alla produzione di armi per rivitalizzare l’accumulazione capitalista non è certo nuovo nella storia. La nascita del capitalismo industriale in Italia deve molto allo stimolo esterno delle spese belliche, incoraggiate dallo Stato. Altri casi noti possono essere il piano di riarmo tedesco a seguito della salita al potere del nazionalsocialismo nel 1933 - che porterà l’Europa e il mondo verso la seconda guerra mondiale -, oppure il piano di spesa militare ad opera degli Stati Uniti di Reagan negli anni Ottanta, o di Bush all’inizio del nuovo secolo con conseguente invasione di Afghanistan e Iraq.

Questi ultimi due casi sono l’esempio più calzante del tentativo di rilanciare i profitti sotto l’ombrello del “keynesismo militare”, agendo al contempo attraverso una riduzione della pressione fiscale a favore dei grandi patrimoni e dei redditi da capitale.

Con le dovute cautele, il tentativo di aumentare le spese militari può essere letto attraverso lo stesso paradigma del passato, ovvero come il tentativo finale di rilanciare il profitto per i pochi capitalisti che controllano il mondo produttivo ed azionario. Rispetto al passato, tuttavia, oggi la componente finanziaria non può essere omessa. Se in passato l’aumento della spesa militare gonfiava i profitti e funzionava da volano per la crescita del settore industriale, oggi alimenta in primis una nuova bolla speculativa, volto ad aumentare i rendimenti degli azionisti e dei grandi fondi di investimento. Oggi la questione sembra essere prima finanziaria e poi industriale, ma in entrambi i casi sono le forze del capitale a trarne il vantaggio maggiore.

Tuttavia, la spesa in armamenti, per quanto sia considerata di per sé “improduttiva”, comporta un grande vantaggio per le élite che ne controllano il settore. La guerra è un grande business per questi gruppi sociali. Abbiamo

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