Una generazione sospesa, privata dell’educazione prima della pandemia e poi da una guerra che dura ormai da quattro anni, più a lungo della Prima guerra mondiale. Due eventi epocali che, sovrapposti, hanno inciso in modo profondo e irreversibile in Ucraina sulla vita dei bambini, da sempre, con le donne, le prime vittime dei conflitti.
Dalla fine di febbraio 2022 almeno 3.018 bambini sono stati uccisi o feriti - l’equivalente di 150 classi scolastiche -, 2,4 milioni necessitano di assistenza umanitaria e il 70% non ha accesso a beni e servizi essenziali. Almeno 19mila bambini, secondo stime del governo di Kyev, sono stati deportati in Russia dall’inizio del conflitto per essere sottoposti a “rieducazione”. L’istruzione primaria - il primo mattone su cui si costruisce il futuro - è oggi uno dei fronti meno visibili ma più devastati dalla guerra.
In Ucraina la scuola non è più soltanto un luogo di apprendimento. È diventata un bersaglio, un rifugio, talvolta un ricordo. I continui attacchi agli edifici scolastici e l’insicurezza diffusa hanno trasformato il recarsi a scuola in un rischio quotidiano. Eppure, proprio nei contesti di guerra, la scuola rappresenta molto più di un’aula: è uno spazio di protezione simbolica, una struttura di senso, l’ultima forma di quotidianità per bambini che hanno già perso tutto - casa, legami, stabilità emotiva. Dal 2022 un bambino su cinque ha perso un familiare o una persona cara.
L’uso intensivo di armi esplosive, anche nelle aree densamente popolate, ha avuto un impatto catastrofico sul sistema educativo. Migliaia di scuole, asili e strutture formative sono state danneggiate o distrutte, solo nell’ultimo anno se ne contano oltre 340. Mentre dall’inizio dell’invasione di Putin il numero totale delle scuole colpite sfiora le 2.800. Le strade per raggiungerle sono spesso disseminate di ordigni inesplosi e per molti genitori la scelta è drammatica ma inevitabile: tenere i figli a casa. Il numero di studenti che seguono lezioni in presenza è aumentato rispetto al 2022, ma resta largamente insufficiente.
Secondo l’Unicef almeno 4,6 milioni di bambini affrontano Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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