Non potendo nascondere il genocidio, non essendo capaci di fermare il mostro israeliano che bombarda anche la tregua e non avendo abbastanza schiena dritta per fermare l’illegale colonizzazione della Cisgiordania ieri il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha accusato Francesca Albanese di aver fatto “dichiarazioni oltraggiose e colpevoli” durante il forum di sabato 7 febbraio organizzato da Al-Jazeera e di aver “preso di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile”.
Inutile scrivere che una lunga sequela di giornali, politici e scarsi commentatori italiani si è buttata a pesce sulla crocifissione della relatrice Onu. Non vedevano il momento, forse non ci speravano nemmeno.
C’è un piccolo particolare, però. Albanese non ha mai pronunciato quelle frasi. Ha detto, sì, che “noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune. Il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile”. E ha aggiunto “noi ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune e le libertà, il rispetto delle libertà fondamentali è l’ultimo strumento di pace che abbiamo per riconquistare la nostra libertà”: quel sistema.
Chi ne fa parte? Sicuramente tra gli altri anche coloro che oggi accusano Albanese.
Buon giovedì.




