La destra ha approvato la legge di riforma della giustizia sulla quale siamo chiamati a votazione referendaria, una riforma che modifica l’equilibrio tra poteri dello Stato con ricadute inevitabili sulla tutela dei diritti fondamentali e sul funzionamento stesso dell’ordinamento giudiziario, creando un vulnus democratico che sarà difficilmente riparabile.
Per comprendere appieno le conseguenze nefaste di questa riforma non è necessario conoscere in modo approfondito il funzionamento del sistema giudiziario ma è sufficiente possedere alcune nozioni di base. Nel sistema giudiziario italiano, giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa magistratura, condividono un concorso unico, sono soggetti allo stesso organo di autogoverno, il Consiglio superiore della magistratura (Csm), e possono, nel corso della carriera, passare da un ruolo all’altro entro limiti e procedure stabilite.
La riforma, che ci auguriamo venga respinta con uno schiacciante NO al referendum, prevede una netta divisione tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti, percorsi di carriera autonomi, concorsi separati e organi di autogoverno distinti.
In pratica, due Csm separati, più un terzo organo, un’Alta corte, chiamata a sovrastare entrambi, la cui composizione avverrebbe tramite elezioni a sorteggio, privando di fatto i magistrati della dignità e della fiducia necessarie per poter scegliere autonomamente i propri rappresentanti. La destra ritiene che solo la separazione potrà garantire una effettiva terzietà del giudice, intesa come effettiva estraneità alle parti in causa, e che questo risultato risulterebbe più solido se il percorso professionale del giudice fosse separato da quello del pubblico ministero.
I sostenitori della riforma partono dunque dal presupposto che i giudici non sarebbero sufficientemente neutrali perché, a loro dire, si lascerebbero influenzare dai pubblici ministeri. Orbene, in Italia il tasso di assoluzioni rispetto ai processi penali Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
Se sei già abbonato effettua il login




