La graduatoria del ministero della Cultura è uscita il 3 aprile. La commissione ministeriale ha assegnato 66 punti a Tutto il male del mondo, il documentario di Simone Manetti su Giulio Regeni: sotto soglia, nessun contributo. Il film ha già vinto il Nastro della Legalità 2026. Lo stanno proiettando 76 università italiane su iniziativa della senatrice a vita Elena Cattaneo, e il 5 maggio andrà al Parlamento europeo. Il processo per il suo omicidio è ancora aperto in Italia. Secondo il ministero di Alessandro Giuli non ha “interesse culturale”.
La stessa graduatoria assegna 1,05 milioni di euro alla biografia di Gigi D’Alessio e 800 mila euro a Tony Pappalardo Investigations di Pier Francesco Pingitore, fondatore del Bagaglino. Nella lista entra anche un documentario sul locale caprese Anema e Core. L’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, come il film su Regeni, è rimasta fuori dalle eccellenze riconosciute.
Questa logica non è una novità: a dicembre 2024 il ministero ha stanziato 1,5 milioni di euro per la mostra Il Tempo del Futurismo alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, voluta dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano come bandiera culturale del governo. Report le ha dedicato un’inchiesta su conflitti di interesse e scelte curatoriali imposte dall’alto. Il New York Times e El País l’hanno definita una figuraccia internazionale.
Del resto c’è un filo che tiene insieme questi episodi, dal cinema ai musei. Il governo sa già cosa finanziare: la bandiera e lo spettacolo leggero. Quello che i bandi faticano a riconoscere invece è la memoria, soprattutto se pone ancora domande.
Buon martedì.




