Giuro che non faccio come Scalfari che vi parla sempre di Francesco. Anche perché ci sono buone notizie che dovremmo cavalcare noi di “sinistra”, tipo Adelphi che si sgancia da Rcs libri e non viene acquisita da Mondadori, la Svezia che, riducendo l’orario di lavoro da otto a sei ore al giorno, scopre che aumenta la produttività e pure la felicità dei lavoratori (e non stiamo parlando della comune dei fricchettoni ma della Toyota di Goteborg), il 65% degli operai americani della Fiat di Detroit, Toledo (Ohio) e altre ancora che hanno detto No al piano Marchionne. Landini che in un momento di entusiasmo abbozza una ribellione (occupiamo le fabbriche)… Insomma ce ne sarebbero di belle notizie per noi perdenti (oggi mi hanno detto così in un programma televisivo, “sei di sinistra e quindi ti piace perdere!”) ma mi preme tornare su un piccolo grande passaggio di questa settimana. I nostri giornali sono stati invasi dall’outing di monsignor Krzysztof Charamsa, il teologo ufficiale della Congregazione per la Dottrina della vera Fede che ha confessato le sue inclinazioni sessuali, e dall’inizio del Sinodo sulla famiglia. Avete capito bene, siamo stati invasi di piombo e immagini di un signore in abito talare che ha pensato di convocare una conferenza stampa per “confessare” al mondo che era omossessuale e che amava Eduard, il suo compagno. E dalle immagini di una riunione allargata a più di 300 signori, sempre in abito talare, che per una settimana discutono di famiglia (senza mai averne avuta una, come ha commentato un nostro lettore!). La vulgata generale è che Francesco riuscirà ad imprimere la sua grande rivoluzione: comunione per i divorziati, ruolo della donna, rispetto per gli omosessuali… una nuova gloriosa Chiesa cattolica romana al passo con i tempi. Che richiedono misericordia e non sacrificio. «Guardiamoci dall’avere un cuore duro che non lascia entrare la misericordia di Dio». E ancora: «Dove c’è il Signore c’è la misericordia. Misericordia voglio, e non sacrificio!», ha detto Francesco. E allora, sarà la mia fissazione per il significato delle parole, ma sarà quel- la la “rivoluzione” di Francesco?

Left n. 39 |10 ottobre 2015

Il passaggio dal sacrificio alla misericordia? Dal “rendere sacro”, sacer+facere, al sentimento di compassione per la miseria altrui (morale o spirituale) misereor+cordis, che nell’etica cristiana si concretizza in opere di pietà? Pietà. La pietà sarebbe dunque la rivoluzione di Francesco. La pietà per le miserie altrui. Morali o spirituali. Non è gran cosa allora, il passaggio saliente sarebbe quello, visto e rivisto nei secoli, da una Chiesa altra, distante quasi cattiva, sacra, inaccessibile (qualcuno dice anche ipocrita) ad una aperta, accogliente, misericordiosa, ospedale da campo. Nel Medioevo la madonna della Misericordia è stante (in piedi) ed è rappresentata nell’atto di accogliere sotto il suo manto i fedeli o i religiosi a lei devoti, di solito inginocchiati in preghiera. L’oscillazione tra Chiesa buona e Chiesa cattiva è una costante seriale, quasi una coazione a ripetere malata che i secoli ci hanno mostrato inalterata. Fino a dimostrarci che ne arriverà un’altra cattiva. Inesorabilmente. Perché cattivi siamo e cattivi restiamo, non per niente Cristo è morto in croce per i nostri peccati. Con questo voglio solo ripetere ancora una volta che con la pietà, e con la misericordia, non è possibile fare alcuna rivoluzione. E neanche una semplice ribellione. Che la Chiesa oscillerà tra periodi buoni e periodi cattivi ma è un’istituzione intrinsecamente immobile nei secoli dei secoli. Forse i divorziati potranno fare la comunione, ma dovremo convincerci che abbiamo bisogno di ben altro. Radicalmente altro per fare la rivoluzione. Senza nessuna ambiguità o confusione. E lo dico a chi la sinistra la vuole costruire, come noi.

 @ilariabonaccors

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