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In piazza San Giovanni in Laterano a Roma già da qualche giorno procede a tutto ritmo l’allestimento del mega palco per l’evento musicale della festa del lavoro: il concerto, detto Concertone, giunto quest’anno alla sua ventisettesima edizione. Scenario della musica, ma anche momento di riflessione per i contenuti sui temi del lavoro e del sociale, ormai lo ritroviamo in altre vesti anche in molte città della Penisola con l’esibizione di altrettanti artisti. Sul palco, come sempre, campeggeranno slogan e colori e non mancheranno le bandiere tra il pubblico foltissimo, in barba alle cifre slim offerte dalla questura. Insomma, i motori si scaldano con la presenza di CGIL, CISL, UIL, i promotori della performance, anche se forse con poco fasto, attesi i recenti fatti Alitalia, ma comunque, in generale, per la crisi nazionale e internazionale che imperversa. Lo show comunque va avanti e quest’anno il tema dell’evento saranno le radici del lavoro: come, quando e perché ce lo spiegheranno i protagonisti della manifestazione nel corso della maratona musicale, e televisiva. Il panorama musicale italiano sarà degnamente rappresentato da tantissimi artisti: alcuni della tradizione italiana, altri di quella estera, come il magistrale Ara Malikian, dalle nuove leve del cantautorato italiano e dai molti, e sorprendenti, esordi. Tra Bennato e Le Luci della centrale elettrica, mettendoci in mezzo gli originali Editors. Personaggi e momenti interessanti che Left racconterà nel corso di quella giornata. Intanto, abbiamo voluto parlare con coloro che faranno da padroni di casa: la conduttrice televisiva Camila Raznovich e l’imprevedibile rapper Clementino. Una coppia ben assortita, ne sono convinti gli organizzatori.

Camila Raznovich

Camila è in viaggio verso Roma, mi racconta che è appena terminata la stagione televisiva de Alle falde del Kilimangiaro, che è andata molto bene. Lei ha avuto poco tempo, fino a ora, per prepararsi all’evento, ma spesso si è sentita al telefono con Clementino. Conduttrice del concerto di San Giovanni già nel 2015, è stata scelta per la seconda volta a distanza di così poco tempo, ed è molto fiera di bissare: “È stata già una forte emozione la prima volta, lo è anche questa volta, anzi forse è peggio perché la prima hai l’incoscienza di non sapere che cosa vai a fare, la seconda vuoi godertela di più; forse sono ancora più emozionata e più ansiosa”.
Ti darai un consiglio?
Godermela perché sono cose che succedono una, due, tre volte massimo nella vita. Sono cose che racconterò ai miei nipoti. Sì, vorrò stare su quel palco e godermela.
Quando ti hanno richiamato, che cosa hai detto?
Ho detto esattamente “Wow”! Che bello, non pensavo così presto; l’ho fatto due anni fa. Ho pensato che era un onore, sono stata molto lusingata. Diciamoci la verità, quando vieni richiamato per una cosa così bella, evidentemente l’hai fatta bene! Per una cosa così importante, soprattutto in un momento così delicato per il nostro Paese, essendo l’Italia in crisi, per quanto riguarda il lavoro, la stabilità politica, l’incertezza economica, immagino che sarà una piazza complicata!
Pensi a quali saranno gli spunti, i temi di riflessione?
Io sarò lì a condurre un concerto musicale, non entro e non entrerò in faccende politiche, questo però non vuol dire che io sono distaccata dalla realtà e dal Paese, ma quello che cercherò di fare è di far trascorrere alle persone, che saranno in piazza e a casa un bellissimo pomeriggio, celebrando il lavoro, celebrando i lavoratori, insieme a bella musica.
Che cosa ha in più, e di diverso, il pubblico del Primo Maggio?
È molto informato, ha opinioni, è esigente, colto musicalmente. Non ci sono solo le ragazzine in delirio per il cantante pop del momento, ma è bello tosto e quindi richiede rispetto.
Quest’anno c’è un bel panorama indie rock: ti piacciono gli artisti, ce ne sono di tuoi preferiti?
Molto! Sì, sono tutti splendidi artisti, non esprimo preferenze per rispetto, ma ci sono artisti che conosco meglio, altri meno bene, questo è inevitabile. Sono molto contenta di ritrovare Edoardo Bennato, che ha fatto parte delle mia gioventù e, mi viene da sorridere, perché le mie figlie conoscono le sue canzoni, gliele ho fatte ascoltare, soprattutto la colonna sonora di Peter Pan, L’isola che non c’è (dall’album Sono solo canzonette ndr.), che loro adorano. Sono molto contenta di condurlo con Clementino perché sono curiosa di vedere come andrà, finora le telefonate che ci siamo fatti, devo dire, sono state molto divertenti, non ho dubbi che sarà un bellissimo viaggio.
A proposito di viaggi, tu hai viaggiato molto, per il tuo vissuto personale e familiare, fin da piccola: quale insegnamento ne hai tratto?
A stare al mondo! Mi è servito per tutto quello che so, nelle relazioni con agli altri, a usare l’istinto, l’intuito; la strada insegna tantissimo. Attenzione, non bisogna per forza andare lontano, la strada può essere anche quella sotto casa, la piazza, però viaggiare insegna tanto. Poi se la strada è in Nepal o in Sud America o è il vicolo sotto casa, va bene, però è importante stare per strada perché c’è un insegnamento che non è sostituibile con un altro strumento pedagogico, culturale di formazione.
Che esperienza è stata la conduzione de Alle falde del Kilimangiaro?
Dal punto di vista dello share abbiamo stravinto e questa cosa ci ha fatto molto piacere perché vuol dire che la squadra funziona, che è una squadra di cui sono molto fiera. Riprenderemo agli inizi di ottobre.
Amore criminale, invece: è vero che lo condurrai di nuovo?
No, me lo hanno chiesto, ma io sto pensando ad altro, preferisco non tornare su cose che ho già fatto, ho declinato la richiesta, ma anche stavolta sono lusingata che la Rete me lo abbia chiesto.
Musicalmente, che mamma sei?
Faccio ascoltare alle mie figlie tantissima musica, non solo contemporanea. Loro conoscono Gaber, De André, Bennato, ma anche Adele. Sono figlie che stanno crescendo con molta musica.

Clementino

Salutiamo Camila, con i migliori auspici possibili, e siamo anche noi curiosi di parlare con Clementino, in viaggio in treno verso Roma. Il rapper napoletano, assai attivo musicalmente, considerate anche le tante sue collaborazioni nell’ambiente, con orgoglio si è anche, in passato, fatto promotore di sensibilizzare fan e non su temi i rifiuti tossici del “Triangolo della morte”. Quando lo chiamo al telefono, mi avverte che deve parlare piano per non disturbare gli altri passeggeri, ma si sente che freme dalla voglia di raccontare, forse anche di cantare. Si percepisce che è un vulcano, come il titolo del suo ultimo album.
“Sono emozionatissimo – racconta –  è una vita che aspetto di presentare una manifestazione così importante. Io vengo dai villaggi turistici, facevo l’animatore: ho iniziato dal mini club per poi diventare capo animatore, un pochino mi mancava di presentare qualche evento. Poi la mia vita è salita sul treno del rap e non sono più sceso e adesso dopo anni mi hanno proposto questa cosa…È un onore gigantesco, mi ritroverò in una versione ultra professionale, è una figata.
Qual è la tua esperienza con il Concertone romano?
Io nel 1999 ero nelle ultime file tra il pubblico, poi nel 2004 ero al centro della grande piazza schiacciato dalla folla, nel 2014 sono salito come cantante e nel 2017 lo presento: da pubblico a presentatore, forse l’anno prossimo sarò direttore di Rai Tre! Il calore è immenso, mi ricordo che mentre cantavo non vedevo dove finiva la gente, mi emoziono solo a pensare che ci sono quasi 700 mila persone in quella piazza.
Tu che tipo di contributo darai alla conduzione?
Io sono un sagittario: casinista, vivace, viaggiatore, cordiale, distratto e disordinato (il tono della voce ormai è aumentato, ma io immagino che agli altri viaggiatori faccia piacere ndr). Sono un casinista nato, quando sono a cena con gli amici, anche al ristorante; sono uno che, come si dice a Napoli, fa “’u burdello”! Ma dovrò essere me stesso, senza pensare chi sa cosa. Spero di coinvolgere tutto il pubblico della piazza attraverso i miei freestyle, ossia le mie improvvisazioni rap, facendo fare al pubblico la base musicale con le mani e con i piedi per poi “rapparci” io sopra quella base! Immagina cosa può succedere se tutto il pubblico mi fa la base hip hop? Vorrei lanciarmi tra il pubblico e fare interviste. Voglio divertire e far divertire…
Ti sento già molto preso…
Sai, mi è arrivato un messaggio di Rosario Fiorello, che è il mio maestro. Devi sapere che io ho vari maestri, il mio maestro principale è Pino Daniele, poi per il rapper c’è Fabri Fibra e per l’animazione Rosario. Appunto, Rosario mi ha mandato un messaggio e mi ha scritto “Cerca di non gridare subito, altrimenti, arriverai alla fine senza voce!”. Poi mi ha consigliato un paio di cose che poi vedrete! Con i consigli del maestro Rosario, cercherò di portare a termine l’intera operazione.
Che consiglio ti piacerebbe dare ai ragazzi della piazza?
Personalmente, mi considero un artista che parla con tanti ragazzi, il mio è un consiglio più umano, che politico: trovandoci in un momento così critico in Italia, i ragazzi possono essere assuefatti dalla noia, specialmente se non hanno un lavoro e questa noia può far fare sciocchezze. Direi loro che bisogna trovare un’occupazione, che se non è il lavoro perché purtroppo manca, almeno sia un hobby.
Da poco è uscito il tuo album Vulcano, sarai in tournée per presentarlo?
Partirò per tutto maggio con una tournée europea: Stoccarda, Londra Zurigo e altre città, poi da giugno a settembre per tutta la penisola: sulla mia pagina facebook e su instagram troverete tutte le informazioni. Vulcano sta andando benissimo: è uscito il nuovo singolo Tutti scienziati con il mio tributo a Troisi e al suo film Non ci resta che piangere.
Che cosa può comunicare il rap, soprattutto alle nuove generazioni?
Sicuramente la verità perché io racconto tutte le cose che vedo già uscendo fuori casa mia a prendere un caffè, e poi una speranza, come lo è stato il Concerto del Primo Maggio per me. Non devo mai dimenticarmi da dove vengo, quest’anno il tema è quello delle radici poi. I sogni si possono avverare, basta andare avanti con determinazione, anche se le porte ti sbattono in faccia.

Brunori sas

A volerli sul palco con convinzione sono stati gli organizzatori della manifestazione, insieme alla Rete televisiva che, per ben otto ore, dalle 16 in poi, trasmetterà il tutto in diretta. Ne parliamo volentieri con Carlo Gavaudan, della Ruvido Produzioni srl, agenzia dello spettacolo milanese, fautrice, tra l’altro del Contest parallelo alla manifestazione. I tre finalisti, quest’anno, sono: Amarcord da Firenze, Doro Gjat da Udine e Incomprensibile FC da Torino. Il vincitore assoluto dell’1M NEXT 2017 verrà proclamato in diretta TV dal palco.
Questo è per voi il terzo anno: con quali intenti avete lavorato?
L’attenzione più forte è stata dedicata ai giovani, ai debuttanti e quest’anno in particolar modo, con un’azione molto forte a carattere europeo. Quando siamo arrivati abbiamo fatto partire questo Contest, inizialmente, solo italiano, ricevendo l’adesione di più di mille band, riscontrando realtà di qualità e lanciando gruppi interessanti, che poi si sono fatti strada come La Rua, Geometra Mangoni e altri. Quest’anno, per la prima volta, abbiamo allargato oltreconfine questa manifestazione, facendo selezioni in giro per l’Europa: a Barcellona, Berlino, Amsterdam, con una finale su Londra per poi portare i finalisti in Italia, sul palco del Primo maggio.
Nello scenario sociale italiano, come si colloca il concerto romano?
Le organizzazioni sindacali stabiliscono il loro tema, che quest’anno riguarda le radici del lavoro. Loro faranno i discorsi a Portella della Ginestra, a noi chiedono di concentrarci sul momento di festa, certamente avendo a mente le questioni del lavoro, che poi quest’anno sono molte tra i migranti, la condizione dell’Alitalia dall’altra, che durante le varie performance tratteremo. Noi su quel palco, però, racconteremo anche un po’ di eccellenze, di situazioni positive, di gente che ce l’ha fatta, dell’impegno dei lavoratori che a volte porta a uscire dalla crisi. Lanceremo in ogni caso un messaggio di speranza.
Le scelte musicali di quest’anno rappresentano un periodo felice per la nostra musica.
Sì, sicuramente. Le grandi manifestazioni televisive fanno da padrone, spesso lanciano personaggi del mondo musicale, ma oggi c’è anche il web e noi avremo la diretta streaming di Rai play perché aiuta ad individuare qualità e professionalità, indipendentemente dal mondo televisivo. Il panorama indie rock è anche sintomo di questo, ci sono personaggi che escono non solo dalle grandi trasmissioni televisive, ma anche che rappresentano il sottobosco della cultura musicale italiana.
Quindi, i talent sarebbero in decadenza?
In realtà, penso che non lo siano e che abbiano ancora altro da raccontare, ma penso che il nostro mondo stia cambiando rapidamente e che anche il web aiuterà molto ad imporre i gusti e le scelte del pubblico in tutti i settori, anche al di fuori dalle proposte televisive.
Due parole sui conduttori.
Camila ha già condotto con noi il Primo Maggio due anni fa, dimostrando grandi qualità. È in un periodo particolarmente positivo perché, televisivamente, ha risollevato le sorti di alcuni programmi, portandoli nel giro di pochi anni a un livello di ascolto importante su Rai Tre e ci sembra essere una grande professionista, che viene dal mondo della musica perché nasce su MTV e ha un rapporto con la musica sano. Sa gestire bene la folla particolarmente numerosa, insomma è una manifestazione nelle sue corde. L’abbiamo fortemente voluta insieme alle organizzazioni sindacali. Anche Rai Tre ha apprezzato l’idea e ci ha chiesto di metterle al fianco una figura che fosse non prevedibile, che potesse aiutare in termini di comunicazione. La riflessione fatta ha portato la Rete a segnalare di individuare la co-conduzione in un cantante, una figura meno esperta di conduzione che portasse entusiasmo alla manifestazione. Clementino ha aderito con grande entusiasmo, da subito.

Bombino

L’entusiasmo di questo evento lo ritroviamo anche parlando con Massimo Bonelli di iCompany srl, anche loro al terzo Concertone.
Fino a oggi, che esperienza è stata questa del Primo maggio?
Una bella esperienza formativa, sia umana che professionale, per cui sicuramente importante nella crescita aziendale e per il futuro speriamo di farne tanti altri e sempre meglio, questo è il proposito.
Come si pone l’evento musicale rispetto ai contenuti dei sindacati?
L’evento è di divertimento, di intrattenimento, però essendo legato a una festa importante e sentita, come quella del lavoro, ogni anno durante il concerto vengono inseriti dei momenti di riflessione con spunti di approfondimento su temi attuali, come è sempre avvenuto nel corso degli anni e avverrà anche quest’anno. È un momento di festa, ma tra un artista e l’altro si parla di quello che accade nel mondo del lavoro e nel mondo in generale.
Chi decide il cast del Primo maggio?
Siamo noi organizzatori che decidiamo il cast, è una scelta precisa, ben studiata. La volontà è quella di dare all’evento un sapore attuale, contemporaneo con gli artisti del momento. Ce ne sono tantissimi al di fuori del mainstream radiofonico e televisivo che stanno facendo la differenza, riempiono i palazzetti, i grandi locali, hanno tanto seguito, vendono molto, parliamo, per esempio, de Le Luci della città elettrica, di Brunori sas, de Lo Stato sociale, di Fabrizio Moro, Samuel, degli Ex-Otago, Questi artisti rovano naturalmente spazio su un palco che ha sempre rappresentato la musica altra in Italia, che è stato sempre il palco della musica che funziona, ma non ha i connotati per essere trasmessa in alta rotazione dalle grandi radio o vedersi in prima serata televisiva. Il Concerto romano di piazza San Giovanni torna ad essere una fotografia di quello che è il momento storico musicale italiano e questo ci fa piacere, lo abbiamo voluto.
La scelta dei conduttori?
Una coppia ben assortita che ci permette di essere professionali e irriverenti.
Conviene che è un momento florido per la nostra musica?
Lo è e io, citando Vico, dico che ci sono corsi e ricorsi storici. Infatti, ogni venti anni circa in Italia avviene questo fenomeno. Negli anni 90 gli Almamegretta, i Subsonica, gli Afterhours, i Bluvertigo davano questo segnale dal basso, negli anni zero è avvenuto in maniera più fredda, adesso sta accadendo con più forza con gli artisti che ho citato. Questa generazione sta dando un forte impulso sempre partendo dal basso, dalle piazze, dai club e questo è un segnale molto interessante che si sposa molto bene con il nuovo sistema di comunicazione della musica che è il web, che dà la possibilità al pubblico di fruire direttamente della musica senza intermediari. La funzione delle case discografiche cambia e questo è un segnale positivo che sblocca un sistema imbavagliato dai meccanismi di potere che non sempre sono capaci di leggere il nuovo e di promuoverlo, in questo caso è la gente che riesce ad apprezzare la musica rendendola di successo. Un ottimo momento e spero possa diventare una tendenza che duri nel tempo.

Da Piazza San Giovanni in Laterano, lunedì 1 maggio, vi racconteremo il dietro le quinte del grande concerto nazionale e internazionale. Tra gli artisti che incontreremo: Le luci della centrale elettrica,Samuel,

Edoardo Bennato

Ex-Otago, Lo Stato sociale, Fabrizio Moro, gli Editors e molti altri ancora…

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