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Chi fa politica seminando odio, facendo propaganda xenofoba e razzista non può fermarsi: per cercare di tenere in pugno l’opinione pubblica deve alzare sempre di più il volume delle parole aggressive e dei provvedimenti coercitivi e violenti. Fare il forte con i deboli in un Paese in cui l’opposizione è pressoché afona è gioco facile. Per il governo giallonero è anche un modo per nascondere il fatto che di reddito di cittadinanza, di abolizione della riforma Fornero sulle pensioni ecc. non si parla più. Così, dopo aver negato un porto sicuro ai migranti a bordo dell’Aquarius, è toccato ad alcuni attivisti di Ivrea essere identificati e schedati per aver protestato contro le inaccettabili parole di Matteo Salvini su Regeni: «Sono più importanti i rapporti con l’Egitto» (della verità, aggiungiamo noi), ha detto il ministro dell’Interno. Vietato dissentire. L’intimidazione passa attraverso identificazioni a raffica. Il governo a trazione leghista fa prove tecniche di Stato di polizia. Mentre scriviamo l’ultim’ora dice che Salvini non intende far marcia indietro rispetto alla sua scellerata idea di “censire” Rom, Sinti e Camminanti. Sono appena lo 0,3 per cento della popolazione, vivono sulla Penisola dal 1500, ma improvvisamente sono diventati loro il problema. È già accaduto nella storia. Ed ha portato alla Shoah.

Presentando il numero di Left dal titolo La banalità del male (parafrasando Arendt) eravamo tornati su quelle tragiche pagine del Novecento, fra le più buie della storia umana. La logica dello sterminio che puntava a cancellare rom, ebrei, comunisti ecc, era basata su un totale annullamento della realtà umana dell’“altro”, percepito come cosa inanimata, essere submano, «insetto». Come animali vennero trattati e uccisi etiopi, eritrei, libici. È la drammatica storia del nostro passato coloniale e fascista con cui non abbiamo mai fatto fino in fondo i conti, di cui troppo poco sappiamo, a cui troppo poco spazio è dedicato nei programmi scolastici. È più comodo e rassicurante chiudere gli occhi e credere alla favola «italiani brava gente». Ma poi succede che non faccia scandalo che un esponente di Forza nuova dica «riprendiamoci la Libia», anche in tv. In quella Libia dove i fascisti si resero colpevoli di un genocidio negli ultimi anni si sono moltiplicati i lager in cui vengono segregati i migranti, anche grazie agli accordi presi dal governo Pd di Gentiloni con la guardia costiera libica a cui abbiamo indirettamente affidato il compito di fare da cane da guardia. Sulla strada aperta da Minniti, il predecessore di Salvini all’Interno, ora il governo legastellato propone di costruire in Libia e in altri Paesi degli hotspot militarizzati, esternalizzando le frontiere in Africa. Con la complicità di Macron, della Merkel e il plauso dei Paesi del blocco di Visegrad. In cui spicca l’Ungheria nazionalista e xenofoba di Orban che ha annunciato l’inserimento in Costituzione del divieto di accoglienza per contrastare l’introduzione di quote obbligatorie di migranti nella Ue. Fra i fantasmi del passato che aleggiano sul prossimo appuntamento europeo del 28 e 29 giugno c’è anche quello della ricomposizione di un asse Italo-austro-tedesco. Contro i migranti. Un asse rafforzato dalla Baviera ultra conservatrice e bigotta rappresentata dal ministro dell’Interno Seehofer, leader dell’Unione cristiano sociale (Csu). Insieme ad altre potenze mondiali l’Europa ha invaso l’Africa spolpandola delle sue risorse (petrolio, diamanti, gas, coltan, terre) generando così migrazioni forzate.

Ora se dovesse prevalere la linea Salvini-Orban-Kurz quella stessa Europa diventerebbe una sclerotizzata fortezza. Il progetto di rafforzare la polizia (Frontex) e i controlli ai confini a nostro avviso non può essere la risposta. Il Consiglio europeo presieduto dalla Bulgaria appare bloccato, incapace di prendere una decisione sulla riforma degli accordi di Dublino e il rischio è che venga rinviata al prossimo semestre che sarà guidato dall’Austria dell’ultra conservatore Kurz. La sinistra italiana ed europea non può restare in silenzio, occorre una visione delle politiche migratorie, urge aprire canali umanitari, togliere quei muri che generano meccanismi perversi per cui chi emigra è costretto a rischiare la vita e a sottomettersi al giogo e ai prezzi dei trafficanti. Un meccanismo perverso che genera un feroce darwinismo sociale. «In Europa in questo modo arrivano solo i più forti fisicamente, i più intraprendenti e più tenaci. Ma arrivano in ginocchio, umiliati, provati, indebitati», denuncia il sociologo Pietro Basso. Così i migranti saranno costretti a lavorare a testa bassa senza protestare. L’obiettivo dei populisti sovranisti è fare di loro dei nuovi schiavi.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola


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