Condividi

«Chi sono, oggi, i poveri? Indubbiamente i migranti che fuggono senza posa da guerre, disastri climatici, land grabbing, carestie. Ma c’è una povertà di nuova natura, diffusa ovunque, imposta dalla disoccupazione di massa come fenomeno strutturale, dalla privatizzazione del welfare (istruzione, sanità, previdenza), dalla sotto-occupazione e dalla svalorizzazione oltre misura del lavoro». Lo scrive Francesco Raparelli, in uno tra i commenti a margine dell’ultima edizione del Manifesto di Marx ed Engels (Ponte alle grazie, 2018). E lo confermano, in modo spietato, gli ultimi dati dell’Istat. Preoccupanti. I cosiddetti “poveri assoluti” aumentano, e arrivano a superare, pur di poco, quota 5 milioni. Sono circa 300mila in più rispetto al 2016. Non solo: si tratta del valore più alto dall’inizio della serie storica, che parte dal 2005. E più di un milione fra loro sono minori.

Un trend allarmante, che costringe a fermarsi e riflettere sui dati. «Purtroppo, il fenomeno conferma una tendenza che prosegue dagli scorsi anni, ma c’è un elemento nuovo. Sta ricominciando a crescere la povertà tra gli anziani». A commentare per Left l’ultimo report Istat è Chiara Saraceno, sociologa e filosofa, conosciuta nel mondo per i suoi studi sulla questione femminile. Ma anche sulla famiglia e – appunto – della povertà. «Durante tutto il periodo della crisi gli anziani erano rimasti protetti – spiega – grazie alla pensione. Invece adesso, quel minimo di ripresa dell’inflazione ha inciso sulle loro condizioni, anche se tutt’ora sono fortissimamente più al riparo rispetto ai minori, che resta il gruppo d’età più colpito».

L’incidenza della povertà assoluta, a fronte di una lieve diminuzione tra i ragazzini e i bambini (siamo comunque all’esorbitante cifra del 12,1%), segna rispetto all’anno scorso…

L’inchiesta di Leonardo Filippi prosegue su Left in edicola


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi