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Profetizzano la democrazia diretta e parlano con nonchalance di abolizione del Parlamento, Beppe Grillo e Davide Casaleggio, sostenendo, con una vistosa scorciatoia storica, che il modello sia la Grecia antica. «Una delle caratteristiche del nostro tempo è che ci troviamo a commentare il pensiero degli ignoranti. Il che è un segno di democrazia, come è scritto in Platone: quando cederemo il passo in strada anche agli asini il processo democratico sarà completo», chiosa Luciano Canfora. «Non avrei mai pensato di arrivare alla mia veneranda età e di trovarmi a commentare, invece che Aristotele, Casaleggio o peggio ancora un tale Grillo». Ma tant’è, «visto che i giornali danno spazio al pensiero di questi individui, che seduce tante persone, allora è inevitabile dedicare attenzione alle esternazioni di costoro».
Professore, davvero in Grecia fu attuata la democrazia diretta?
In breve si può dire che in Atene non c’è mai stata la cosiddetta democrazia diretta; per varie ragioni: in primis la partecipazione molto bassa, esigua, all’assemblea popolare, un quinto degli aventi diritto. L’elezione dei magistrati più importanti, ogni anno, avveniva con una procedura molto rigida, questo dovrebbe deludere l’illusione.

Forme di democrazia diretta in altri momenti storici?

L’unica realtà in cui si è attuata, sono alcuni cantoni della Svizzera ultra conservatori, dove contano solo i capifamiglia, maschi; saranno circa 50 in un cantone piccolissimo. Quella è la democrazia diretta. Ora è probabile che questi due signori, che fingono di pensare, abbiano in mente quel modello lì. Bisogna ricordargli allora che siamo un Paese di 60 milioni di abitanti, che gli aventi diritto non sono solo i maschi ma anche le donne, per giunta, a partire dai 18 anni. E non si può nemmeno togliere il diritto agli anziani che hanno un difetto: non muoiono presto. Insomma direi che questa della democrazia diretta è una pura stupidaggine della quale non sentiamo alcun bisogno. Anche perché il fatto che loro abbiano scelto la rete, li porta a comunicare i loro profondissimi pensieri con 19mila massimo 20mila persone. Ci occuperemo del loro pensiero politico quando avranno una rete pari ai 60milioni di abitanti della nostra penisola.

La piattaforma Rousseau, nel nome, richiama l’autore de Il contratto sociale. Modello democratico oppure, come ha scritto Bedeschi ricordando Salvemini e Einaudi, portatore di germi di Stato totalitario?

Bedeschi può pensare quello che vuole, Rousseau stava a Ginevra, visse lì, quasi tutta la vita. Aveva l’immagine della città Stato, quale è ancora oggi, Ginevra, città e cantone al tempo stesso, anche se ovviamente non è più come ai suoi tempi. Il fatto che questi signori si siano accorti scorrendo forse qualche bibliografia e qualche enciclopedia popolare del nome di Rousseau fa bene sperare che man mano possano scoprire altre cose. Oggi usano un grande nome senza capire di che si tratta. Nel frattempo è subentrata la moda di dire che Rousseau è il padre del fascismo, dello stalinismo, del maoismo ecc., ma passerà. O forse è già passata e Bedeschi non se ne accorto.

Grillo è un comico, il suo Aristofane, a cui ha dedicato un importante libro, era invece era un grande commediografo. Come vedeva il governo della propria epoca?

Aristofane è un grande autore, è un genio letterario. Aveva anche fortissime simpatie e antipatie politiche e legami personali con ambienti ben precisi di disistimatori della democrazia politica, i famosi cavalieri, una classe di censo molto elevata. Ma non si limita ad essere un reazionario che detesta il sistema politico: ne scopre i difetti che certamente ci sono e li mette in scena in modo da non fare semplicemente l’uomo di partito – sarebbe un disastro dal punto di vista dell’arte comica – ma individuando comportamenti inaccettabili e portandoli alle estreme. In certi casi ci imbarazza, quando attacca Socrate noi soffriamo un po’. D’altra parte è proprio la prova di quanto lui sia libero mentalmente. Noi ci aspetteremmo che amasse Socrate, essendo stato un feroce critico del meccanismo democratico (alla fine poi è stato ucciso dalla democrazia restaurata). Ci aspetteremmo che lo apprezzasse, del resto avevano un nemico comune. Invece non è così automatica la sua maniera di procedere. Socrate vede una cultura moderna dissolutrice e in quel momento si fa difensore dei valori tradizionali. Insomma, Aristofane è un artista in cui l’elemento creativo prevale sull’elemento della faziosità politica.

Qualche anno fa lei ha scritto un libro sulla democrazia. Quella rappresentativa sta attraversando un periodo di crisi, ma non per questo penseremmo di sostituirla con una fantomatica democrazia diretta. Come vede la situazione oggi?

Il tema è serio e importante. Quando scrissi quel libro quasi 15 anni fa già s’intravedevano dei fenomeni che oggi vediamo ancora meglio, il più importante dei quali è la progressiva dislocazione delle decisioni fondamentali in luoghi remoti e non elettivi, ma tecnici. È un po’ il meccanismo dell’Unione europea che è fondata su una piramide che ha varie stratificazioni. Viene eletto un Parlamento europeo, ma conta pochissimo, si occupa di cose marginali. Si è scherzato qualche volta – ma è la pura verità – sul fatto che abbiano dibattuto sul formato delle gabbie per galline da uova. Certamente è un problema tecnico ma non è fondamentale per i destini dei popoli, le galline continueranno a fare uova indipendentemente dal formato di quella gabbia naturalmente.

Sono organismi tecnici iper specializzati?

Sono organismi fatti da persone molto competenti ma rispondono a delle logiche che non sono quelle di inclusione dei più deboli; basti pensare alla gestione ferrea dei parametri, al debito pubblico ecc. Il caso emblematico è la Grecia: ha cercato di divincolarsi nel giugno-luglio del 2015. Sono passati già tre anni, ha dovuto assumere tali provvedimenti di austerità per le decisioni dei governi tecnici dell’Europa da non avere neanche la possibilità di affrontare questa tragedia degli incendi che hanno ucciso ad Atene oltre 70 persone, mentre tante altre sono rimaste ferite. È il meccanismo attuato da quel prelato, campano o pugliese non ricordo, il quale aveva un cavallo e progressivamente lo voleva abituare a mangiare sempre di meno. Alla fine il cavallo morì. Ma l’economia era salva.

A settembre uscirà per Laterza un suo libro sulla situazione politica attuale, La scopa di don Abbondio. Come ripartire con una opposizione di sinistra che vada oltre la frammentazione? Graziano e Almagisti su Left propongono una costituente di sinistra, gli Stati generali dell’opposizione. L’idea di un Fronte repubblicano appare, invece, quanto mai vaga e poco credibile…

Il Fronte repubblicano è una espressione comica, bisogna immaginare che dall’altra parte ci sia un fronte monarchico. È una scimmiottatura del lessico politico francese. In Francia si usa dire l’Unione repubblicana per dire i partiti che si richiamano ai valori della rivoluzione francese, ai diritti dell’uomo. C’è molta retorica naturalmente, in Francia i gendarmi picchiano i neri come niente fosse. Li picchiano in maniera repubblicana, così sono a posto. Invece qui c’è chi lavora perché l’opposizione risorga, ed è chi stando al governo utilizza modalità e frasi appartenenti al fascismo. Con il risultato che, essendo veramente tali queste frasi e queste modalità, ormai siamo arrivati a quotidiane aggressioni agli stranieri anche mortali, da parte di cittadini. Questo è il massimo aiuto che ci viene da queste canaglie in pro della formazione di una nuova coscienza unitaria a sinistra. Purtroppo non nasce dall’oggi al domani. La formula “Stati generali” si può anche usare (è un’altra citazione dalla vicenda storica dalla rivoluzione francese). Però, se il Pd non si libera di questo gruppo dirigente catastrofico e sostanzialmente di destra che lo ha portato alla rovina, vedo male la possibilità di ricomporre i pezzi.

Conta la galassia Liberi e uguali, Possibile, Sinistra Italiana, Potere al popolo ecc..?

Sì, tutti importanti, anche se pochi di numero. Ognuno dovrà rassegnarsi a non essere egemonico.

 

L’intervista di Simona Maggiorelli a Luciano Canfora prosegue su Left in edicola


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