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Fa carta straccia del permesso di soggiorno per la protezione umanitaria, nega il diritto d’asilo (previsto dalla Costituzione), raddoppia da tre a sei mesi la permanenza (una vera e propria reclusione) nei centri per il rimpatrio. Scendendo più in dettaglio: cancella il diritto al pubblico patrocinio per i richiedenti asilo, impone più daspo urbano e restrizioni della libertà in base a soli sospetti, revoca lo status di rifugiato ai profughi condannati in primo grado. Il decreto sicurezza-migranti che ha passato il vaglio del Consiglio dei ministri è lesivo dei trattati internazionali, incostituzionale (l’ordinamento prevede la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio), disumano. Ancora una volta Salvini alza il tiro nella lotta contro i migranti sebbene l’immigrazione sia ai minimi storici degli ultimi anni.

Fin dal titolo il decreto Salvini criminalizza l’immigrazione annunciandone una gestione securitaria. è un provvedimento manifesto, crudele e vigliacco nel prendersela con i più vulnerabili. Tanto feroce quanto avulso dalla realtà, dai problemi dell’Italia, dove l’emergenza riguarda la sicurezza delle infrastrutture e del territorio, dove l’emergenza è la disoccupazione, la dispersione scolastica, la sanità depotenziata e privatizzata… Invece di affrontare tutto questo, il Def annuncia nuovo indebitamento: sulle spalle degli italiani 120 miliardi di deficit, senza un piano per gli investimenti  e per il lavoro, annunciando solo prebende e condoni.

Si rischia di rimanere increduli e imbambolati di fronte a misure come questo decreto sicurezza dettato da pensieri deliranti, fantasticherie di complotti per la sostituzione etnica degli italiani. Ma la paranoia che alimenta politiche di chiusura dei porti (chiusi alle persone migranti non alle merci) produce ricadute molto concrete, pesantissime, su chi scappa dalla guerra, dalla tortura, dalla miseria, dalla mancanza di futuro. “Forte con i deboli” avevamo scritto in copertina del numero di Left in cui abbiamo anticipato i contenuti di fondo del decreto Salvini, lanciando l’allarme. Gli annunci choc di provvedimenti così agghiaccianti da superare ogni realtà producono l’effetto di tramortire l’opinione pubblica, che, irretita, rimane inerte, incapace di reagire e di proferire parola mentre il ministro dell’Interno minaccia di procedere con le ruspe contro i Rom. Come l’inaccettabile stretta sulla protezione umanitaria che ricaccia i profughi in una situazione di irregolarità, senza tutele, senza garanzie, anche le annunciate misure contro la minoranza rom è indotta dal pensiero delirante e violentissimo che chi ha un colore diverso di pelle o esprime un’altra cultura o stile di vita non abbia la stessa umanità e diritti.

La paura dell’altro, del diverso da sé ossessiona il governo giallonero che fa di tutto per restaurare un ordine patriarcale, da Stato teocratico e suprematista. Folgorato sulla via di Damasco da Steve Bannon, Salvini con Fontana e Pillon vuole cancellare i diritti conquistati dalle donne, rimandandole dietro i fornelli, a casa a fare figli per la patria. Sotto attacco sono la 194, le unioni civili, la legge sui consultori, ma anche la pur moderata legge sul fine vita, come raccontiamo in questa storia di copertina in cui a parlare sono sociologi come Chiara Saraceno giuristi, psicoterapeuti, ginecologi di chiara fama come Carlo Flamigni, attivisti, ma soprattutto sono le donne a prendere la parola in prima persona. Conte bacia i santini di padre Pio, Di Maio l’ampolla di San Gennaro e non è solo folclore, perché si traduce in disegni di legge, concepiti su dogmi, come l’idea scientificamente falsa che la vita umana cominci al concepimento. In nome della fede, i cattolici sono sordi anche alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’Uomo che ha condannato la Legge 40 perché confonde feto e bambino e fanno orecchie da mercante quando, come è avvenuto la settimana scorsa, la Corte di Strasburgo afferma che è giusto censurare chi dice che l’aborto è un omicidio. (Come sostiene papa Francesco).

In Parlamento, un intergruppo di crociati – che va dalla sempiterna Binetti, numeraria dell’Opus dei ed ex senatrice Pd, a Gasparri a Quagliarello – è pronto ad alzare gli scudi per imporre a tutti valori non negoziabili, per ridurre le donne al silenzio come voleva Paolo di Tarso, per riportare indietro le lancette della storia a quando i bambini erano considerati una mera tavoletta di cera. Questo è il pensiero agghiacciante che traspare dietro il ddl Pillon, che opera una controriforma degli affidi, negando ai bambini il diritto di rifiutare il genitore maltrattante (anche durante un eventuale processo) e rende alle donne più difficile denunciare. Lasciandovi all’approfondimento che offrono gli articoli di questa storia di copertina, vorrei concludere ricordando al collega Damilano, a Genna e ai colleghi dell’Espresso che i Pillon o i Fontana non sono espressione di una Chiesa “cattiva” che combatterebbe la Chiesa “buona” di Bergoglio. Non c’è una Chiesa cattiva e una buona. Il pensiero di negazione e di annullamento dell’identità delle donne è il medesimo. Medesima è la scandalosa copertura dei preti pedofili che violentano i bambini. Medesima è la dottrina spacciata per antropologia.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 28 settembre 2018


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